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Home Business

Investire nel Sole – Video

Giulian by Giulian
12 Marzo 2026
in Business, Latina, YouPress
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Investire nel Sole – Video
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Al seminario di IMPRESA e Ordine degli Ingegneri, Indinvest LT racconta come ha trasformato un costo fuori controllo in un vantaggio competitivo: fotovoltaico, efficientamento e dati al centro.

C’erano ingegneri, imprenditori, tecnici e qualche rappresentante istituzionale, nella sala conferenze dell’Hotel Fogliano New Life, sul lungomare di Latina. Non per sentire un convegno sull’energia rinnovabile in astratto, ma per vedere — numeri alla mano — come un’azienda del territorio abbia affrontato e risolto uno dei problemi più concreti degli ultimi anni: il costo dell’energia che sfugge di mano.

Il seminario “Investire nel Sole: il modello Indinvest LT per l’autonomia energetica” è stato organizzato dall’associazione IMPRESA insieme all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Latina e alle aziende associate Costruzioni Rinaldi, Cogenlab e Green Energy Distribution. Al centro del pomeriggio: il percorso di decarbonizzazione di Indinvest LT, industria di Cisterna di Latina che produce profilati estrusi in alluminio e billette, con un fabbisogno energetico annuo di circa 25 milioni di chilowattora. Un’azienda, come si dice nel settore, elettrivora.

Saverio Motolese, Direttore Generale di Impresa, spiega il perché di questo evento: “l’energia non può più essere considerata solo una voce di costo, ma può diventare una leva strategica… Per noi di IMPRESA questo evento ha anche un significato più ampio. Rappresenta un esempio di filiera territoriale che funziona: imprese, professionisti e competenze locali che collaborano per generare valore economico, ambientale e sociale. “

«L’energia non può essere solo un costo»

Ad aprire i lavori è stato Giampaolo Olivetti, presidente di IMPRESA, che ha subito inquadrato il contesto senza giri di parole.
“La sostenibilità oggi coincide con la solidità industriale. Non si tratta soltanto di ridurre le emissioni — obiettivo fondamentale — ma di garantire stabilità ai costi, proteggere la marginalità e rafforzare il valore patrimoniale dell’impresa.”— Giampaolo Olivetti, Presidente IMPRESA

Un messaggio che suona familiare a molti imprenditori del territorio, alle prese da anni con bollette energetiche imprevedibili. La Transizione 5.0 — incentivo statale inserito nel PNRR — è stata presentata come l’occasione per affrontare strutturalmente il problema, ma con un avvertimento: «Non è un automatismo. È una scelta strategica che richiede progettazione accurata, verifica dei requisiti e monitoraggio dei risultati».

Il moderatore Saverio Motolese ha poi guidato la sala lungo le fasi del progetto Indinvest, dando la parola ai protagonisti tecnici uno per uno.

Il caso Indinvest: si parte dai dati, non dalle sensazioni

L’azienda, che occupa circa 70.000 metri quadri di capannoni a Cisterna di Latina, ha avviato nel 2022 un percorso strutturato di efficientamento, ottenendo la certificazione ISO 50001 e lanciando il marchio CREAL (Circular Recycled Aluminium) per certificare billette prodotte con almeno l’85% di alluminio riciclato da rottame italiano. Il risultato? Un’impronta di COâ‚‚ fino a cinquanta volte inferiore rispetto all’alluminio primario importato — un dato certificato da enti terzi come DNV, non un’autocertificazione.

Ma il salto vero è arrivato con la Transizione 5.0. A febbraio 2025, con la deadline del 31 dicembre già fissata, l’azienda ha deciso di accelerare su due fronti: l’efficientamento di un processo produttivo chiave e l’installazione di un secondo grande impianto fotovoltaico.

“Il bello è stato avere il problema la sera e trovare la soluzione la mattina. Abbiamo lavorato bene in team, senza mai fermare la produzione.”— Alessandro Acquas, Energy Manager Indinvest LT

I numeri del progetto: 30% di risparmio dove ne era atteso il 5%

L’ingegner Enrico Venturini, direttore tecnico della ESCO Cogenlab, ha illustrato nel dettaglio gli interventi tecnici. La diagnosi energetica del 2023 aveva individuato nel reparto P4 — una linea di estrusione avviata nel 2004 — la priorità assoluta: consumava da sola 6,5 gigawattora all’anno, di cui 2,2 solo la pressa principale.

La soluzione è stata duplice: sostituzione di tutti i motori della pressa con motori di classe di efficienza IE4 e installazione di un sistema Power Quality per stabilizzare la qualità della fornitura elettrica. Il risparmio atteso era del 5,6% sui consumi del processo — il minimo richiesto dalla normativa. Il risparmio misurato dopo tre mesi di produzione a regime? Il 30%.

“Non sto parlando di sensazioni — ha precisato Venturini — stiamo parlando di numeri, matematica”. Cinquanta misuratori certificati MID installati sulla sola linea P4, integrati con il sistema gestionale aziendale per monitorare in tempo reale il KPI fondamentale: chilowattora per tonnellata di alluminio estruso.

A completare il quadro, il secondo impianto fotovoltaico: 2.143 kilowatt di picco, 4.272 moduli su copertura, produzione attesa di 2,7 gigawattora annui con un autoconsumo stimato del 90%. Sommato al primo impianto da 1.500 kWp realizzato in precedenza, Indinvest LT arriverà a coprire oltre il 22% del proprio fabbisogno elettrico con energia autoprodotta, evitando ogni anno oltre 1.050 tonnellate di COâ‚‚.

Il cantiere: sette mesi, tre gru, zero fermi produttivi

Oscar Rinaldi, titolare di Costruzioni Rinaldi — impresa edile con cinquant’anni di radicamento nel territorio pontino — ha raccontato la sfida cantieristica con la concretezza di chi sa cosa significa passare un’estate intera sul tetto di un capannone industriale.

I numeri da soli bastano a dare la misura del lavoro: 12.000 metri quadri di coperture da smontare, trattare e rimontare; quasi 7.000 pannelli fotovoltaici da installare; 400 metri lineari di passerelle da costruire da zero per rendere il tutto accessibile e sicuro; 5.000 metri quadri di copertura in amianto da bonificare; 55 lucernari da chiudere. Il tutto senza mai interrompere, nemmeno per un giorno, la produzione dei tre impianti di estrusione che lavoravano esattamente sotto i piedi degli operai.

Le soluzioni adottate parlano di inventiva artigianale quanto di organizzazione: gru a torre fisse invece di autogru, un montacarichi permanente in quota, carrelli su binari per trasportare i pannelli fotovoltaici, passerelle costruite in avanzamento man mano che l’installazione procedeva.

“La sinergia, la collaborazione, il fatto di essere reattivi alle problematiche: forse è la chiave vincente per portare a termine lavori importanti.”— Oscar Rinaldi, Costruzioni Rinaldi

Rinaldi ha anche citato la bonifica dell’amianto come un risultato collaterale ma tutt’altro che secondario: il primo capannone dello stabilimento, circa 5.000 metri quadri, era ancora coperto di eternit. Oggi non più.

La tecnologia al servizio del progetto: i moduli TopCon di Green Energy

A completare il quadro tecnico del pomeriggio è stato l’intervento di Matteo Rinaldi, co-founder di Green Energy Distribution, azienda del territorio specializzata nella distribuzione e realizzazione di sistemi ad alta efficienza energetica. Trent’anni, fondatore insieme al coetaneo Simone Pellegrini, Rinaldi ha portato in sala non solo la voce del fornitore ma quella di una generazione di imprenditori che ha scelto di scommettere sulla transizione energetica fin dall’inizio.

Nel progetto Indinvest LT, Green Energy ha ricoperto il ruolo di partner tecnico e fornitore strategico della componentistica fotovoltaica, con un valore aggiunto dichiarato su due fronti: accesso diretto ai principali produttori internazionali e consulenza tecnica qualificata a supporto dei progettisti nella scelta delle soluzioni più idonee.

Due impianti, due scelte tecnologiche diverse

Una delle informazioni più interessanti emerse dall’intervento riguarda una distinzione che in pochi conoscono: i due impianti fotovoltaici installati su Indinvest non sono identici. Il primo impianto da 1.500 kWp, realizzato in formula EPC, è stato equipaggiato con moduli TopCon di produzione asiatica — tecnologia di primo livello, ma proveniente dalla filiera cinese. Il secondo impianto, quello finanziato con la Transizione 5.0, ha invece richiesto obbligatoriamente moduli europei iscritti al Registro ENEA: una scelta imposta dalla normativa, ma che Rinaldi ha difeso convintamente come valore aggiunto in sé.

«La filiera europea è molto più trasparente rispetto a quella asiatica — ha spiegato — e ci consente di garantire tracciabilità dell’intero ciclo di vita del prodotto, rispetto delle normative sul lavoro e l’esclusione assoluta di qualsiasi forma di impiego minorile». Il fornitore scelto è Eurrener, azienda con sede a Valencia e oltre 28 anni di esperienza nel settore, certificata Platinum Ecovatis e premiata come top brand dalla EUPD Research dal 2021 al 2025.

Che cos’è la tecnologia TopCon e perché conta

Rinaldi ha dedicato parte del suo intervento a spiegare alla platea — composta in buona parte da ingegneri — le caratteristiche della tecnologia TopCon (Tunnel Oxide Passive Contact), evoluzione della precedente tecnologia PERC. Il concetto chiave è semplice: celle in silicio monocristallino di tipo N ad alta purezza, con uno strato ultrasottile di ossido che riduce la ricombinazione elettronica, aumentando efficienza e stabilità nel tempo.

I numeri parlano chiaro: efficienza di cella superiore al 23%, degradazione annuale ridotta allo 0,4% â€” un record di categoria — e migliore coefficiente di temperatura rispetto alle celle PERC. Quest’ultimo punto, ha sottolineato Rinaldi, è spesso controintuitivo: «Il periodo di massima efficienza di un pannello non sono i giorni di caldo torrido, ma le condizioni standard di test a 25 gradi. La TopCon gestisce meglio le alte temperature, il che si traduce in più energia prodotta nei mesi estivi». Il modulo installato per il progetto Indinvest raggiunge i 440-460 watt per pannello su una superficie di circa 1,96 metri quadrati.

Il Registro ENEA: cosa cambia per chi vuole gli incentivi

Un passaggio importante dell’intervento ha riguardato il Registro ENEA, obbligatorio per accedere agli incentivi della Transizione 5.0. I moduli fotovoltaici vengono classificati in tre categorie (A, B, C) in base a requisiti di produzione ed efficienza. L’iscrizione è a carico di produttori e distributori — non dell’installatore né del cliente finale — ma la scelta del modulo ricade inevitabilmente sull’azienda che investe. «Chi vuole accedere agli incentivi non può scegliere liberamente dal catalogo globale — ha chiarito Rinaldi — deve verificare che il modulo sia iscritto e in quale categoria».

«Crediamo che quello realizzato per Indinvest sia uno dei più grandi impianti su tetto della Regione Lazio. Un risultato che è stato possibile grazie alla fiducia che ci è stata accordata e al lavoro di squadra di tutta la filiera.»— Matteo Rinaldi, co-founder Green Energy Distribution

Chiudendo il suo intervento, Rinaldi ha rivolto un ringraziamento esplicito a Mirko Salari, amministratore delegato di Cogelab, per aver scelto Green Energy tra i possibili fornitori: «Ce ne sono tantissimi, e invece ha dato fiducia a questi giovani ragazzi». Una nota personale che ha restituito, meglio di qualsiasi dato tecnico, il senso di quanto questo progetto abbia significato anche per chi ci ha lavorato dall’interno.

Gli incentivi: la Transizione 5.0 è finita, arriva l’Iperammortamento 2026

A chiudere gli interventi tecnici è stato Enzo Altobelli di Profima, che ha fatto il punto sullo strumento incentivante utilizzato e su quello che lo sostituirà. La Transizione 5.0, misura PNRR con dotazione iniziale di 6,4 miliardi poi rimodulata a 2,6, prevedeva un credito d’imposta fino al 45% per investimenti in efficientamento energetico abbinati ad autoproduzione rinnovabile. La misura si è chiusa il 31 dicembre 2025.

Dal 2026 entra in campo l’Iperammortamento: non più un credito d’imposta ma una deduzione fiscale maggiorata. In pratica, un bene da 100.000 euro potrà essere portato in deduzione per 280.000 euro. «Uno strumento interessante per chi ha utili in bilancio» ha chiarito Altobelli, «meno appetibile per chi non li ha». La struttura operativa rimane simile: diagnosi ante e post intervento, certificazione dei costi, perizia tecnica asseverata da un ingegnere.

Una filiera locale che funziona

Al di là dei numeri, il seminario ha lasciato un messaggio di fondo che è andato oltre il fotovoltaico: esiste, nel territorio pontino, una capacità di fare sistema. Un’industria manifatturiera, una ESCO tecnica, un’impresa edile, un distributore di componenti e uno studio di consulenza finanziaria agevolativa hanno lavorato insieme, con scadenze rigide e zero errori gravi, producendo un risultato visibile dall’alto — letteralmente, come ha scherzato il moderatore Motolese: «Chi è dotato di drone può passare sopra Indinvest e vederlo ogni volta che vuole».

Quello che resta, al netto dell’ironia, è un caso concreto, misurabile, replicabile. E un invito esplicito alle imprese del territorio: la transizione energetica non è uno slogan né un obbligo burocratico. È un investimento che, fatto con metodo, restituisce molto più di quanto promette.

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Tags: EnergiaFotovoltaico
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