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Home Politica

Rifondazione: “Ecco la concezione della solidarietà sociale della destra a Latina”

Redazione by Redazione
28 Febbraio 2011
in Politica
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“La concezione della solidarietà sociale, della destra che governa Latina e la provincia è la seguente: le istituzioni danno un contributo ad una associazione di cui si fidano. Ci pensino loro;  sindaci, presidenti e assessori, hanno altre cose a cui pensare. Così ha fatto il Comune di Latina con il dormitorio, così fanno altri comuni, da Aprilia a Formia, passando per Cisterna. Elargiscono dei contributi, di solito poche decine di migliaia di euro, a volte molto meno. Così ha fatto la Provincia, che ha pure chiuso un proprio servizio, la sala operativa sociale – angeli custodi, e lo ha affidato alla CRI. Non avendo ancora capito la materia su cui interviene, la Provincia, recentemente ha stanziato 600 mila euro da distribuire, a pioggia, in periodo di campagna elettorale, ai possessori della social card. I più poveri potranno avere la somma di ben venti euro al mese dell’ente di via Costa. Alla beffa dei venti euro si aggiunge il danno: resteranno esclusi i pensionati con una pensione superiore ai 600 euro e le famiglie che non hanno bambini con meno di tre anni. Anche in questo caso il governo, nella “mille proroghe”, ha deciso una gestione privatistica della social card, che sarà affidata ad organismi esterni come la Caritas. Naturalmente dopo aver dato il contributo la nostra Provincia e i comuni se ne lavano le mani. Non solo non gestiscono, non coordinano, non sovrintendono ma, sostanzialmente, non verificano. Anche perché i gestori potrebbero avere il loro peso elettorale e non è il caso di alimentare polemiche. I politici locali non sanno valutare e non conoscono questi fenomeni dai quali, per cultura, estrazione sociale, formazione politica, sono molto lontani. Il commissario prefettizio Nardone, a quanto pare, ha una analoga, vaga, idea della povertà. Per il dormitorio invernale ha stanziato poche migliaia di euro ed ha affidato tutto ad una cooperativa sociale e ai volontari . Siamo alle nozze con i fichi secchi. Gli operatori fanno quello che possono. Ma ieri notte, come sempre nelle ultime settimane, alle 19.30 non c’era più posto nel dormitorio. 38 senzatetto presenti. I cancelli si sono chiusi e diversi hanno trascorso la notte, con il freddo che fa, nei portoni, al pronto soccorso dell’ospedale o in mezzo alla strada. Il Comune sembra cieco e sordo e ignora, regolarmente, tutti gli appelli. Inutilmente avevamo avvertito che aprire il dormitorio senza un servizio di segretariato sociale specifico ed efficace, capace di gestire i casi dei singoli senzatetto, avrebbe creato questa situazione. Non c’è una politica di sostegno per i rimpatri volontari umanitari, non c’è chi organizzi i ritorni nei luoghi di residenza, i ricongiungimenti familiari. Alle 7 del mattino, ma a volte anche prima, sono di nuovo tutti per strada. E non c’è chi analizzi le singole situazioni e proponga soluzioni. La perla è che il commissario Nardone, o chi per lui, ha coinvolto molte associazioni, compresi scout e protezione civile, ma ha deliberatamente escluso gli operatori di ES24, che sono specialisti in rimpatri, senzatetto, accompagnamenti e casi disperati. Loro no, forse perché non sono politicamente allineati? In questa situazione come meravigliarsi se è caduto nel vuoto il nostro, ripetuto, appello ad aprire una mensa per i poveri anche il sabato e la domenica, quando la mensa della Caritas è chiusa? Noi di Rifondazione ci siamo svenati per assicurare almeno un pasto per i poveri il sabato. Come tutti sanno abbiamo organizzato per due mesi le  mense per i poveri. Ora non abbiamo più fondi. La mensa Caritas è frequentata da quasi duecento persone, alle nostre cene in strada hanno partecipato cento persone alla volta. Le istituzioni sono rimaste a guardare il nostro sforzo, sanno che risponde ad una esigenza reale, ma non ci hanno dato una mano. Già lo sapevamo, ora abbiamo la conferma: nel palazzo se ne infischiano. E il vescovo cosa fa? La diocesi di Latina, l’altro giorno, ha tenuto un convegno sulla povertà, nella mastodontica ed eccessiva sede della curia vescovile, quanto è costata? A cosa serve fare i convegni se non si da mangiare, potendolo fare, a chi ne ha bisogno? Lo sanno i nostri politici che aumenta un tipo di povertà diversa da quella assoluta dei senzatetto? La povertà di chi ha perso il lavoro, dei cassintegrati, delle famiglie monoreddito. Sono persone che non vanno a mangiare alla mensa della Caritas. Per cui il fenomeno è più nascosto. Ma l’Istat ci dice che la fascia di povertà è arrivata a circa il 10% della popolazione. Fatte le proporzioni, diecimila persone a Latina, cinquantamila in provincia. Sono famiglie che hanno una casa, non  senzatetto. Ma faticano ad arrivare alla fine del mese. Risparmiano all’osso sulla spesa alimentare per far mandare i figli a scuola. Di vacanze neanche a parlarne e per i vestiti ci si adatta con quelli usati. Spesso, per fortuna, li soccorrono i parenti. Le politiche di sostegno al reddito, i servizi per queste famiglie sono stati falcidiati dai continui tagli degli ultimi anni alla spesa sociale dei Comuni. Nel nostro territorio di servizi e strutture sociali adeguate neanche a parlarne. Nell’era di Berlusconi e dei suoi, numerosi, seguaci e imitatori pontini, non dobbiamo più pagare l’ICI, ma è stato distrutto il poco welfare che c’era. Complimenti!”

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