Circondato già da mille polemiche e diffidenze, il vertice del PdL in programma domani a Latina potrebbe riservare sorprese e ulteriori divisioni. Non convince, innanzitutto, la modalità di svolgimento del confronto così come l’ha indirizzata il commissario cittadino del partito, l’onorevole Francesco Aracri. Alle ore 18,00 i consiglieri comunali e provinciali di Latina si troveranno faccia a faccia con Aracri: per loro, però, a disposizione soltanto meno di due ore perché alle 19,45 Aracri ha convocato presidenti e consiglieri circoscrizionali. Li vuole sentire tutti, il commissario, senza lasciare nessuno spazio alle polemiche. Ma questo ordine dei lavori non è davvero piaciuto ai maggiorenti del PdL, agli ex uomini di Forza Italia e il loro ragionamento è logico: come fa un commissario che viene da Roma e che non convoca riunioni con i suoi colleghi di partito di Latina da quattro mesi, a risolvere i tanti problemi aperti all’interno di un partito in meno di due ore?. Insomma, l’impressione è che anche questo vertice si risolva in una pro forma lasciando ogni decisione a Roma. Altro elemento che non è stato gradito dal PdL pontino è la sede del vertice di domani: non quella ufficiale del partito, in via Fratelli Bandiera, ma un ufficio nei pressi del centro «prestato» ad Aracri per l’occasione. Infine la questione degli assenti: all’incontro di domani saranno assenti il consigliere regionale Giovanni Di Giorgi, il consigliere provinciale Silvano Spagnoli e l’ex consigliere comunale Angelo Tripodi, tutti impegnati a Bruxelles per un corso sulla pubblica amministrazione. Il commissario Aracri, informato dei fatti, ha semplicemente commentato che Di Giorgi e gli uomini a lui più vicini si allineeranno alle decisioni adottate a Latina. A cercare di tenere unite le fila del partito, in un ruolo ricoperto anche nei mesi scorsi, è il vice coordinatore pontino del PdL, Vincenzo Bianchi: «Mi auguro e sono convinto – afferma – che dalla riunione di mercoledì scaturiranno importanti decisioni anche per capire chi è dentro e fuori il partito». Ma forse non basterà per compattare definitivamente il partito.
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