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Home ATTUALITA'

Coronavirus: azienda del Lazio sperimenta vaccino, ma potrebbe essere inutile

Redazione by Redazione
14 Aprile 2020
in ATTUALITA'
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Coronavirus: azienda del Lazio sperimenta vaccino, ma potrebbe essere inutile
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La corsa al vaccino per il Coronavirus sembra aver ricevuto un’improvvisa accelerazione. A scovare un possibile “antidoto” per il COVID-19, infatti, sono stati i ricercatori della Advent-Irbm, azienda farmaceutica con sede a Pomezia.

Il centro di ricerca alle porte della Capitale, infatti, è una delle strutture più all’avanguardia nel settore della ricerca chimico-farmaceutica e sin dai primissimi giorni dall’esplosione dell’emergenza aveva iniziato a lavorare su possibili medicinali contro il Coronavirus. Ora, fanno sapere i vertici Advent-Irbm, la fase di test di laboratorio si è conclusa con successo, si può dare inizio alla fase successiva: quella dei test clinici sulle persone. E ora entra in gioco uno dei partner più importanti per Advent-Irbm in questa “impresa”: lo Jenner Institute dell’Università di Oxford, nel Regno Unito.

L’attesa per un vaccino contro il coronavirus potrebbe però essere inutile: “Se il virus ha come sembra una variante cinese e una padana, sarà complicato averne uno che funziona in entrambi i casi esattamente come avviene per i vaccini antinfluenzali che non coprono tutto”.

Lo afferma Giulio Tarro, virologo di fama internazionale, discepolo di Albert Sabin – padre del vaccino contro la poliomelite – di cui ha diretto il laboratorio dopo la scomparsa. In Italia, invece, è molto discusso anche per i frequenti scontri a distanza con la star del web Roberto Burioni: “Non voglio fare polemica, ma è curioso – dice Tarro – che ancora si ascolti chi a inizio febbraio diceva che il rischio di contrarre il virus fosse zero perché in Italia non circolava, quando invece era già in giro da tempo”.

La lotta al virus ha diviso gli esperti in fazioni con le parti che – spesso – tendono a screditarsi, ma Tarro, classe 1938, non sembra interessato alla voci:

“Oggi ci si informa su internet, alla mia età e dall’alto della mia esperienza mi tengo alla larga. Ho isolato il vibrione del colera a Napoli, ho combattuto l’epidemia dell’Aids e ho sconfitto il male oscuro di Napoli, il virus respiratorio ‘sincinziale’ che provocava un’elevata mortalità nei bimbi da zero a due anni affetti da bronchiolite”. Primario in pensione dell’Ospedale Cotugno di Napoli – l’unico secondo Ernesto Burgio ad aver “protezioni adeguate per i medici” – è stato in prima linea contro tante influenze e per questo ricorda che “né per la prima Sars, né per la sindrome respiratoria del Medio Oriente sono stati preparati vaccini, si è fatto, invece, ricorso agli anticorpi dei soggetti guariti”.

Come a dire che la chiave di volta per tornare verso la normalità è nella messa a punto di una terapia antivirale efficacie, “una cura che potrebbe arrivare anche per l’estate. Spero che la scienza e il caldo possano essere alleati. E confido che potremo andare a fare i bagni. Troppa gente parla del coronavirus senza avere il supporto dei dati scientifici e senza le giuste conoscenze”.

Tarro è convinto che intorno al Covid-19 ci sia molta esagerazione perché pur essendo “un virus un po’ particolare, fortunatamente non ha la stessa mortalità della Sars e neppure della Mers che uccideva un malato su tre. Oggi non lottiamo contro l’Ebola, ma il nostro nemico è una malattia che non è letale per quasi il 96% degli infetti”.

Sarebbero dunque una serie di concause ad aver mandato in crisi il sistema sanitario lombardo: “Il problema – prosegue il professore – è nel restante 4% che si è scatenato contemporaneamente. In pratica in meno di un mese abbiamo avuto gli stessi malati di influenza di un’intera stagione. Un’ondata a cui era impossibile far fronte a causa dei tagli alla sanità degli ultimi anni. Secondo l’Oms, tra il 1997 e il 2015 sono stati dimezzati i posti letto in terapia intensiva. E, peggio, non siamo stati abbastanza veloci a riparare i danni”.

In attesa di un antivirale efficace, l’esperto fa tre ipotesi sulla fine dell’epidemia:

“Potrebbe sparire completamente come la prima Sars; ricomparire come la Mers, ma in maniera regionalizzata o diventare stagionale come l’aviaria. Per questo serve una cura più che un vaccino. Il fatto che in Africa non attecchisca mi fa ben sperare in vista dell’estate”.

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Tags: CoronavirusGiulio TarroLazioPomeziavaccino
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