Gentile Redazione di Latinapress oggi voglio condividere una “storia vera” forse anche troppo!
Latina, Mercoledì 06 Luglio 2011. h. 11.00
Una ditta è all’opera da alcune ore per completare un trasloco a seguito di uno sfratto.
La casa scelta come nuova dimora dalla famiglia sfrattata, si trova al mare e non è possibile entrarvi fino a fine settembre (se non pagando 3.000 euro per i mesi di Luglio ed Agosto!!!).
Mobili, libri e suppellettili vengono raccolti ed incellofanati su vari bancali, per poi essere messi in deposito.
h. 13.00. Il camion stracolmo raccoglie l’ultimo oggetto, un carrellino, oltretutto imprestato da un amico … e dopo aver riscosso quanto dovuto, chiude i portelloni e se ne va.
Per una serie di motivi, ritardi, equivoci, disguidi,…. Si pone il problema di dove dormire le notti seguenti, in attesa della casa al mare disponibile a fine settembre.
Alberghi , pensioni, campeggi,… risultano essere pieni o inaccessibili per i prezzi. Prevedendo un soggiorno così lungo (3 mesi!), il problema si pone serio ed i tempi ristretti per trovare una soluzione rendono ardua l’impresa.
Esauriti Alberghi, Pensioni, Campeggi, … si passa a riferimenti istituzionali quali servizi sociali o “del e per” il cittadino, case popolari, patronato, parrocchia,… per poi giungere all’amara conclusione che la tua storia è troppo banale, troppo comune, troppo semplice da risolvere e per questo viene ignorata.
Giunti a quel punto uno può accanirsi contro la malasorte, le istituzioni che non funzionano,… oppure sedersi un attimo, non in riva al fiume in attesa che passi qualcuno o qualcosa (come suggerisce un antico proverbio cinese!), ma all’ombra di un albero, lontano dal traffico “isterico” della città, per trovare nella calma energia e ispirazione (idee per ovviare all’emergenza).
Col pensiero si elencano parenti a cui ci si potrebbe rivolgere, si scorre la rubrica telefonica,… quando sembrano esaurite speranze e possibilità, squilla il telefono, un’amica ti suggerisce di “provare” a chiedere a “CasaPound”.
Non stai a chiederti chi o cosa sia, chiedi solo “DOVE” si trova.
Fino a pochi secondi prima ti sentivi bloccato, senza via d’uscita, frustrato,… ma grazie alla saggezza orientale che indica silenzio e riflessione ottimi rimedi ad ogni “male”, ecco una “fiammella” di speranza!
Internet in quel momento è fondamentale, trovi l’indirizzo e numero di telefono, un sito che a grandi linee ti descrive cosa sia CasaPound e armandoti di coraggio e spirito positivo, chiami e fissi appuntamento.
h. 16.00 giardinetto di fronte la chiesa S.Maria Goretti.
L’appuntamento è fissato alle 16.30 ma arrivi in anticipo per concederti una sigaretta e riordinare le idee.
Cosa devo dire senza dilungarmi in lunghi discorsi?
Devo frenare il mio carattere che spesso mi induce ad essere “troppo” diretta? Sarà il caso o meno, di raccontargli nei particolari la mia storia o meglio attenersi alla sintesi: – … per circa 3 mesi sono senza casa e non ho risorse per spendere in albergo o in un villaggio dove minimo chiedono 100 euro al giorno (3.000 euro al mese!!!)? …
Il caldo stroncherebbe anche il pensatore più volenteroso, il tempo scorre veloce e devi affrontare l’incontro.
Sotto braccio una cartellina con fotocopia della carta di identità, codice fiscale personale e dei familiari; altra cartellina con documenti che attestano sfratto e motivazioni per cui si è giunti allo stesso …
E’ così che il nostro protagonista si ritrova a suonare il campanello davanti ad un enorme cancellata in ferro. Risponde un signore con voce seria, impostata, direi da “burocrate” che dalla voce sembra avere 40 anni.
I secondi sembrano minuti interminabili, mentre l’attesa sotto al sole ed il caldo africano di quei giorni annullano ogni riserva mentale; a quel punto voglio solo entrare (per chi non l’avesse ancora capito, questa è la mia storia-avventura!).
Con mia sorpresa ad accogliermi un ragazzo giovane che mi invita ad entrare ed accomodarmi all’ombra di un gazebo.
Ho qualche attimo di esitazione prima di investire il malcapitato con una trentina di parole che riassumo: – … Da oggi sono senza casa fino a Settembre, non so casa fare, mi serve una mano, … –
Scopro che la persona che mi sta davanti si chiama Enzo ed è il “responsabile” della struttura, ossia colui che potrebbe decidere se accettarmi come ospite a CasaPound.
Non parla molto, ma mi osserva attentamente. Mi lascia parlare, dà uno sguardo veloce ai miei documenti, mi dice di tranquillizzarmi.
Sono frastornata dagli ultimi avvenimenti ed i pensieri si accavallano con unico risultato di una gran confusione. Mi guardo intorno e non trovo risposta a domande e dubbi, anzi aumentano!
Per mia errata valutazione, mi aspetto da un momento all’altro che il “signor Enzo”, mi chieda come dicono in Calabria “a chi appartengo” o meglio di quale partito sono simpatizzante.
Invece mi congeda in modo formale dicendo di telefonare il giorno dopo verso le 11.00 perché si sarebbe liberata una camera. Lascio a lui fotocopia dei documenti ed esco.
h.14.00 cammino per strada e mi chiedo che impressione avrò fatto, se accoglierà la mia richiesta, come mi giudicherà,…
Paura, angoscia, stress mi accompagnano sino al giorno dopo quando sempre Enzo il responsabile, mi dice che per quella sera avrei dovuto provvedere ma di presentarmi il giorno seguente alle 11.30 a CasaPound.
Penso che quel tempo è necessario per raccogliere informazioni su di me ed i miei figli. Cosa giusta e doverosa.
Dopo giorni in cui ho avuto a che fare con persone poco concrete, per nulla chiare se non addirittura sfuggenti, trovare una persona che ti ascolta, parla poco e risponde senza linguaggio burocratese, ma con fatti concreti, corrisponde ad una boccata di ossigeno dopo una lunga apnea, dove rischiavi di morire soffocato (“ma sembrava non importare a nessuno!”)
Venerdì 8 Luglio. h.11.30
Sono a CasaPound. Il cancello è aperto. Il “signor Enzo” insieme ad un altro uomo più grande di età, mi aspettano seduti al solito gazebo.
Io ho un buon autocontrollo solitamente, ma in quel momento il cuore andava a 3000 e lo stress subito in quei giorni chiudeva lo stomaco in una morsa.
Questa volta il signor Enzo parla per primo e mi dice:
– Tra qualche ora la stanza sarà libera e potete venire qui, ma … –
Già pensavo a quale fosse il “Ma…” immaginando ostacoli insormontabili, invece proseguì dicendo – … entrando in questo posto ci sono delle comuni e basilari regole da rispettare che rientrano nella normale buona educazione ed il vivere insieme ad altre persone con cui si condivide alcuni spazi e ci accomuna l’esigenza di un tetto sulla testa. Questa è l’unica condizione per poter rimanere a CasaPound oltre al dimostrare reale volontà di voler trovare casa ed equilibri quanto prima.-
Discorso breve, chiaro, ma sicuramente speciale! In quel momento avevo la conferma di poter prendere fiato, ossigeno, speranza di poter superare la marea di problematiche che mi trovavo e di avere un posto per me ed i miei figli.
Unica domanda che mi fece Enzo, (così mi invitò a chiamarlo senza precedere il nome con “signor”), fu “- suo figlio è un tipo tranquillo? Vorrei conoscerlo quanto prima.” Mi presentò la persona che sedeva al tavolo con lui, un uomo sulla cinquantina a cui mi esortò a rivolgermi per eventuali esigenze.
Quella sera io ed i miei figli dormimmo per la prima volta a CasaPound grazie ad Enzo, alla sua associazione ed alle sue idee che però, a differenza di altri, trasforma in realtà e concretezza.
Dopo settimane frustranti, dove avevo dovuto ascoltare inutili chiacchiere e sterili promesse fatte da burocrati, politici, impiegati …, aver speso inutilmente soldi e tempo che in quel momento non mi potevo permettere, l’unico aiuto concreto mi è stato dato da quel giovane “signore” (nell’anima e nello spirito”) Enzo, che mi ha aperto “il portone” della sua associazione in una afosa giornata di luglio.
Grazie CasaPound.
Anna







