La delusione è impossibile nasconderla perché questa volta il centro sinistra e Claudio Moscardelli nel ballottaggio ci avevano creduto davvero. Alla fine però sono state alcune centinaia di voti a fare la differenza e a consentire a Di Giorgi di superare la fatidica soglia del 50% dei consensi ed essere eletto sindaco al primo turno mentre ciò che è accaduto all’interno dei seggi richiede chiarimenti e verifiche. «Davvero una percentuale minima – commenta Moscardelli dopo una nottata passata ad aspettare i risultati definitivi – che di fatto riconsegna la città a chi ha già fatto tanti danni e ha lasciato soltanto macerie per quanto riguarda lo sviluppo della marina, la vicenda della Latina Ambiente, la criminalità». E’ andata così male? «Diciamo che ci sono ancora tante coscienze da risvegliare ma il risultato è comunque rassicurante: non eravamo mai arrivati al 35% dei consensi e personalmente ho raccolto sette punti percentuali in più della coalizione che mi sosteneva, esattamente il contrario di ciò che è accaduto al mio avversario Giovanni Di Giorgi ». Il candidato del centro sinistra preannuncia dunque un’opposizione dura e senza sconti nel Comune capoluogo. «Vigileremo – spiega – sulla trasparenza dell’operato della maggioranza, una coalizione che di fatto dovrà governare il capoluogo pontino prendendo ordini da Fondi e da Roma». «Ha vinto ancora una volta la vecchia politica – commenta il capolista del Pd Giorgio De Marchis – eppure il nostro messaggio è arrivato chiaro e forte a moltissimi cittadini. Il 35% ottenuto da Moscardelli rappresenta il risultato più alto conseguito dal centrosinistra nell’intera storia politica della città di Latina. Claudio, tutti i candidati e le centinaia di persone che ci hanno sostenuto e aiutato in questa campagna elettorale hanno dato il massimo e hanno fatto vedere che anche qui esiste un’alternativa credibile. Ripartiamo subito da questo risultato – prosegue De Marchis – con l’obiettivo di portare avanti i nostri progetti in Consiglio comunale, dove faremo un’opposizione dura e senza sconti contro il peggior centrodestra d’Italia ». Ma c’è un altro aspetto di questa consultazione elettorale che non convince, vale a dire le modalità di scrutinio delle schede e tutto ciò che è accaduto nei seggi. Latina è diventata un caso nazionale per l’estenuante lentezza delle operazioni che avrebbero dovuto essere completate entro dodici ore dall’apertura delle urne, mentre ce ne sono ventiquattro per avere il quadro definitivo con tanto di preferenze. Nei seggi si sono registrati problemi di ogni genere: schede di difficile interpretazione, altre con espressione del voto palese, ma non formalmente corretto, sono state contestate: le schede annullate sono in tutto 2686. 444 le bianche. E proprio ieri mattina Moscardelli ha presentato una richiesta di accesso agli atti alla Commissione elettorale del Comune per la verifica di quelle circa 2600 schede. «Sono successe cose assurde -spiega il candidato sindaco – con tempi incredibilmente lunghi, verbali di chiusura che non quadrano: insomma una situazione sulla quale va fatta completa chiarezza ».
Elena Ganelli dal Corriere Pontino del 18 maggio 2011







