Nuova centrale nucleare a Montalto di Castro e deposito nazionale delle scorie a Borgo Sabotino, provincia di Latina. Il peggiore degli incubi per gli abitanti del capoluogo pontino e non solo si è materializzato ieri mattina con la pubblicazione sul quotidiano “Il Sole 24 Ore Roma” di un articolo che, recependo le indicazioni del Governo nazionale legate al programma nucleare, ipotizza la scelta del sito pontino per il famigerato deposito. Una semplice ipotesi che è bastata però a scatenare una valanga di reazioni da amministratori locali, cittadini e ambientalisti che non intendono accettare nuovamente la presenza di un impianto di questo genere dopo decenni di battaglie contro la più onerosa delle servitù. «L’idea che il deposito nazionale delle scorie nucleari possa essere realizzata a Borgo Sabotino – attacca il consigliere regionale del Pd Claudio Moscardelli – appare inaccettabile. Occorre una mobilitazione contro una scelta che umilia il nostro territorio che già ha subito la servitù della centrale nucleare». Il candidato sindaco ricorda come il Consiglio Regionale del Lazio abbia approvato qualche mese fa la mozione presentata dal centrosinistra per l’indisponibilità del Lazio ad ospitare centrali nucleari sul proprio territorio. E poi aggiunge. «Il programma nucleare del Governo nazionale prevede un investimento di 30 miliardi di euro per avere in funzione tra 15 anni centrali nucleari con reattori vecchi, di terza generazione, acquistati dalla Francia, per coprire il 7% del fabbisogno energetico. Rischiamo di mettere in funzione centrali vecchie tra 15 anni quando gli altri Paesi avranno il nucleare sicuro. L’ipotesi che il governo nazionale voglia destinare a Latina il sito per il deposito nazionale delle scorie è gravissimo – prosegue Moscardelli – e contro questa eventualità attueremo ogni forma di protesta politica e popolare per non consentire di fare scempio del nostro territorio». Anche il presidente dell’amministrazione provinciale Armando Cusani solleva dubbi sul progetto del Governo e ricorda come «il territorio pontino ha già dato in questo senso. Oggi l’area interessata all’ipotesi del deposito di scorie produce già un surplus di energia anche grazie agli investimenti sugli impianti verdi e fotovoltaici ». Come dire che da queste parti si sta puntando sulle energie alternative e pulite: il nucleare, per chi lo ha sopportato per decenni, è davvero un capitolo chiuso. Lo sviluppo di questo territorio viaggia su altri binari.
Elena Ganelli dal Corriere Pontino del 3 marzo 2011







