Le ultime analisi sull’acqua hanno fatto rompere gli indugi al sindaco di Aprilia che, al termine di un fitto carteggio e di quarantotto ore di riunioni e contatti con Asl e Arpa , ha vietato l’uso alimentare dell’acqua, estendendo la precedente limitazione a tutta la popolazione e non solo alla fascia d’età da zero a trentasei mesi. Domenico D’Alessio ha firmato l’ordinanza mercoledì sera, trasmettendola immediatamente via fax a tutti i soggetti interessati, Prefetto, Asl, Arpa, Ato4 e anche Acqualatina. E ieri è scoppiata la polemica e la situazione ha rischiato di degenerare. Stando ai termini espressi nell’ordinanza (è la n. 63/2011), il gestore del servizio idrico già da ieri avrebbe dovuto iniziare la distribuzione di acqua potabile destinata al consumo umano, trasmettere al Comune di Aprila le modalità di distribuzione e il piano di rientro per riportare il valore del parametro di arsenico. Ma niente di tutto questo è stato fatto e ieri mattina il capo dell’amministrazione non ha risparmiato parole dure. Se la situazione, infatti, è lontana dal precipitare (si parla mediamente di una concentrazione molecolare di arsenico di 11 microgrammi al litro, a fronte di una soglia massima consentita di 10 mg/l), l’allarme nella popolazione è alto e la polemica è tutta politica. Le autobotti non arrivano e, come se non bastasse, Acqualatina finisce sotto accusa perché dove è intervenuta con un impianto mobile di dearsenizzatore, a Campoleone, il problema non è stato risolto. L’impressione è che Acqualatina oggi non disponga dei mezzi e delle risorse necessarie per far fronte all’emergenza e che aspetti l’ufficializzazione della deroga concessa alla Regione Lazio dalla Commissione Europea fino a 20 mg/l, la soglia fin qui considerata pericolosa solo per i neonati. Il colpo di spugna sarebbe provvidenziale al gestore, ma lascerebbe aperti tutti gli interrogativi e accese le polemiche. Senza considerare che ora tra la gente è psicosi arsenico e già si pensa ad una class action contro il caro-bolletta.
Dal Corriere Pontino del 1 aprile 2011







