Una raffica di telefonate commerciali ricevute ogni giorno, nonostante il diniego espresso al trattamento dei dati per finalità di marketing. È da qui che nasce il reclamo presentato al Garante per la protezione dei dati personali da un trentenne di Latina, dipendente di una multinazionale, che aveva sottoscritto un contratto con Enel Energia nel dicembre 2024.
Le chiamate dei call center erano continue. «Buongiorno è il signor…, disturbo?». Più volte al giorno, con offerte commerciali legate a luce e gas. Un’attività che, secondo il cliente, proseguiva nonostante non avesse mai autorizzato l’utilizzo dei propri dati per attività promozionali.
A insospettirlo è stato un dettaglio preciso: gli operatori erano in possesso anche dell’indirizzo di casa, peraltro errato. Un elemento che gli ha fatto ricostruire l’origine delle telefonate e spinto, dopo mesi di contatti indesiderati, a rivolgersi all’autorità garante.
Il procedimento, avviato a seguito del reclamo, si è concluso con una sanzione amministrativa da 563mila euro nei confronti della società. Il provvedimento è stato esaminato il 12 marzo scorso e riguarda il trattamento illecito di dati personali per finalità di telemarketing e teleselling.
Nel dispositivo, il Garante ha imposto a Enel l’adozione di misure adeguate affinché il trattamento dei dati personali avvenga «in ossequio ai principi sanciti dalla normativa», come evidenziato dall’autorità al termine dell’istruttoria.
Il cliente, assistito dagli avvocati Andrea Bonomo e Carmela Graziano, ha inoltre avanzato una richiesta di risarcimento da 22mila euro per il danno biologico subito e ritenuto riconducibile alla violazione della privacy provocata dalle chiamate indesiderate.
Nell’istanza viene contestata la violazione dei principi di correttezza e trasparenza nel trattamento dei dati personali, ritenuta lesiva del diritto alla protezione dei dati.







