Un’organizzazione criminale strutturata, radicata tra Latina e il litorale pontino, capace di gestire un vasto traffico di droga e pronta a ricorrere alla violenza per difendere i propri interessi. È questo il quadro delineato dalla Procura di Latina nell’ambito di una maxi inchiesta Pac-Man sche ieri ha portato all’emissione di misure cautelari nei confronti di 16 persone.
Secondo gli investigatori, il gruppo operava in maniera stabile attraverso una rete composta da fornitori, corrieri e vedette, gestendo quotidianamente cessioni di cocaina e hashish. Le attività di spaccio sarebbero state coordinate anche attraverso continui spostamenti sul territorio e incontri organizzati in auto, considerate vere e proprie basi operative mobili.
Dalle intercettazioni emerge un contesto caratterizzato da un forte clima intimidatorio. Gli indagati avrebbero discusso più volte della possibilità di colpire persone ritenute poco affidabili o sospettate di collaborare con le forze dell’ordine. In particolare, gli inquirenti riportano conversazioni relative alla disponibilità di armi da fuoco e persino all’ipotesi di utilizzare ordigni artigianali contro l’abitazione di una donna. Le attività investigative avrebbero inoltre documentato sopralluoghi, controlli sulle telecamere di videosorveglianza e valutazioni sulle vie di fuga, elementi che per la Procura dimostrerebbero un elevato livello di pianificazione criminale.
L’indagine avrebbe portato alla luce anche una gestione violenta dei debiti legati al traffico di stupefacenti. Dopo il sequestro di ingenti quantitativi di droga, il gruppo avrebbe avviato azioni intimidatorie nei confronti di clienti e sodali ritenuti responsabili di mancati pagamenti o tradimenti. Tra gli episodi contestati figurano incendi dolosi di automobili avvenuti in diversi quartieri di Latina.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, gli attentati incendiari sarebbero stati pianificati nei dettagli: sopralluoghi preventivi, studio delle telecamere presenti nella zona, cambi di abiti e scarpe per evitare identificazioni e preparazione di possibili alibi. In uno dei casi, le fiamme avrebbero coinvolto più vetture parcheggiate nelle vicinanze, aggravando ulteriormente il quadro accusatorio.
Le intercettazioni mostrerebbero inoltre continue discussioni relative a crediti di droga, recupero di denaro, disponibilità di pistole e utilizzo di nascondigli per sottrarre le armi a eventuali perquisizioni. Per gli inquirenti, non si sarebbe trattato di episodi isolati, ma di strumenti stabilmente integrati nell’attività dell’organizzazione.
A rafforzare l’impianto investigativo ci sarebbero mesi di pedinamenti, videosorveglianze, localizzazioni GPS, sequestri e perquisizioni che, secondo la Procura, avrebbero consentito di documentare l’esistenza di una rete criminale organizzata e particolarmente pericolosa, capace di imporre il controllo del traffico di stupefacenti attraverso intimidazioni e violenza sistematica.






