A tre mesi dal drammatico incidente che è costato la vita al diciannovenne Cristiano Maria Cordoma, si registrano importanti sviluppi giudiziari. Da quanto si apprende da fonti giornalistiche, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Latina, accogliendo la richiesta della Procura, ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari per il ventitreenne alla guida dell’auto pirata. Il provvedimento è stato adottato alla luce dei gravi indizi raccolti dalla Polizia e della condotta tenuta dal giovane la notte dello scontro, segnata dall’omissione di soccorso e dalla fuga.
La tragedia si era consumata il 7 giugno scorso nel pieno centro di Latina. Il diciannovenne stava rientrando a casa in scooter insieme a un’amica dopo una serata trascorsa in discoteca, percorrendo via Pio VI. All’altezza dell’incrocio con via IV Novembre, una Toyota Yaris era sbucata ad alta velocità senza rispettare la precedenza, travolgendo in pieno il motociclo. Nel violento impatto i due giovani erano stati sbalzati sull’asfalto: le condizioni del ragazzo erano apparse subito disperate e, dopo un primo ricovero all’ospedale Santa Maria Goretti, era stato trasferito d’urgenza al San Camillo di Roma, dove è deceduto una settimana dopo. L’amica, rimasta gravemente ferita, si è invece salvata dopo un periodo trascorso in Rianimazione.
Subito dopo l’impatto, il conducente dell’auto si era dato alla fuga prima dell’arrivo dei soccorsi, abbandonando il veicolo nel parcheggio di via Leonardi, poco distante dal luogo dello scontro. A consentire il ritrovare della vettura nell’immediato erano stati gli stessi familiari della vittima che, insospettiti e sconvolti, avevano seguito la scia d’olio lasciata sull’asfalto dal radiatore danneggiato dell’auto. La conferma definitiva del coinvolgimento del mezzo è arrivata poi dalle immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona.
Dai primi accertamenti la Toyota Yaris era risultata intestata a un uomo di 58 anni, il quale, del tutto estraneo ai fatti, aveva spiegato ai poliziotti che quella notte l’auto era in uso al figlio della compagna. Il giovane si era poi presentato in Questura la mattina seguente insieme al proprio legale. Inizialmente indagato a piede libero per lesioni stradali e omissione di soccorso, la sua posizione si è notevolmente aggravata dopo il decesso dello studente: ora il ventitreenne dovrà rispondere formalmente dell’ipotesi di reato di omicidio stradale aggravato dalla fuga.






