È emergenza ambientale al Lago di Fogliano, dove da giorni migliaia di granchi blu morti affiorano lungo le sponde e nelle acque dello specchio lacustre. Le carcasse dei crostacei, ormai visibili in diversi tratti del lago, stanno provocando anche cattivi odori, mentre cresce la preoccupazione per le possibili conseguenze sull’intero ecosistema.
Secondo le prime valutazioni, la moria sarebbe stata provocata da un grave fenomeno di anossia, cioè dalla drastica riduzione dell’ossigeno presente nell’acqua. Alla base del problema vi sarebbe la mancanza di un adeguato ricambio idrico con il mare, aggravata dall’insabbiamento di Foce del Duca, il canale che consente lo scambio delle acque tra il lago e il litorale. Il progressivo accumulo di sabbia avrebbe infatti limitato il flusso dell’acqua marina, favorendo il ristagno, la proliferazione delle alghe e il conseguente impoverimento di ossigeno.
La situazione è resa ancora più critica dal sensibile abbassamento del livello del lago, stimato in circa 80 centimetri. In queste condizioni i granchi blu, sia adulti che giovani, non sono riusciti a sopravvivere. Ma il rischio, avvertono gli esperti, è che la moria possa presto interessare anche pesci e altre specie acquatiche, compromettendo la biodiversità di un’area protetta di grande valore naturalistico.
Il granchio blu è una specie invasiva originaria delle coste americane, diffusasi negli ultimi anni anche lungo il litorale pontino. La sua presenza ha causato ingenti danni al settore della pesca e alle specie autoctone, con pesanti ripercussioni economiche. Tuttavia, la morte di migliaia di esemplari non rappresenta un beneficio per l’ambiente: la decomposizione delle carcasse rischia infatti di peggiorare ulteriormente la qualità delle acque e di alterare gli equilibri ecologici del lago.
Per questo cresce la richiesta di un intervento rapido per ripristinare il collegamento tra il lago e il mare, rimuovendo l’insabbiamento di Foce del Duca e favorendo il ritorno del naturale ricambio idrico. Solo così, secondo gli esperti, sarà possibile limitare gli effetti dell’emergenza ed evitare conseguenze ancora più gravi per uno degli ecosistemi più preziosi del Parco Nazionale del Circeo.







