Una vasta operazione di controllo condotta dai Carabinieri del NAS di Latina su scala provinciale ha portato alla luce diffuse irregolarità igienico-sanitarie e la mancata osservanza delle procedure di tracciabilità dei prodotti destinati al pubblico. Le verifiche, svolte in sinergia con i reparti territoriali dell’Arma a tutela della salute dei cittadini, si sono concluse con il sequestro cautelativo di quasi 160 chilogrammi di merce, l’emissione di quattro verbali amministrativi per un totale di 8.000 euro e la chiusura ad horas di un punto di ristoro.
L’attività dei militari ha toccato diverse zone del territorio provinciale, a partire dal Sud Pontino, dove l’ispezione all’interno di un supermercato ha fatto scattare i sigilli per 32 chilogrammi di salumi e formaggi confezionati sottovuoto. I prodotti venivano messi in vendita privi sia delle indicazioni sulla data di confezionamento sia delle prescrizioni sui tempi di conservazione in sicurezza, situazione che è costata al titolare una sanzione di 2.000 euro.
Spostandosi nel Nord della provincia, i controlli hanno riguardato un ristorante di cucina giapponese. Presso la struttura, i Carabinieri hanno confiscato 47 chili di generi alimentari dal valore commerciale di circa mille euro, inclusi salmone per la preparazione di sushi, salumi e ravioli congelati in imballaggi non idonei e del tutto sprovvisti di documentazione di origine. Gli ispettori hanno inoltre accertato che l’abbattitore termico, macchinario indispensabile per servire pesce crudo in sicurezza, era fuori uso da circa sei mesi; anche in questo caso la proprietà è stata punita con una multa da 2.000 euro.
Irregolarità analoghe sono emerse nel capoluogo pontino durante l’ispezione di un panificio, dove sono stati rinvenuti e bloccati 80 chilogrammi tra pane, carne e pesce congelati. Gli alimenti risultavano privi di etichette identificative e della relativa documentazione che attestasse il corretto trattamento termico, determinando la contestazione di un verbale da 2.000 euro al legale rappresentante.
Il quadro più severo si è registrato infine in un bar con tavola calda. L’esercizio riforniva i propri impianti utilizzando esclusivamente acqua attinta da un pozzo privato senza aver mai eseguito le periodiche analisi di potabilità previste dalla legge. A ciò si aggiungeva un piano di autocontrollo HACCP fermo al 2017 e persino intestato a un’azienda non più esistente. A fronte di tali gravità , l’amministrazione comunale ha recepito la segnalazione del NAS imponendo il divieto immediato di utilizzo dell’acqua e la sospensione dell’attività del locale, oltre alla consueta sanzione pecuniaria di 2.000 euro a carico del gestore.
L’Arma dei Carabinieri ha ribadito che le operazioni preventive di monitoraggio continueranno nei prossimi giorni in tutta la provincia per garantire il rispetto delle normative vigenti lungo tutta la filiera agroalimentare.








