I fatti incresciosi di sabato 15 ottobre accaduti a Roma, meritano un analisi più approfondita ed un’elaborazione che partendo dall'”indignazione” ci dovrebbe condurre ad un’assunzione di responsabilità. Sabato scorso doveva essere una manifestazione di partecipazione fatta da movimenti, associazioni, comitati, quegli stessi che non più di qualche mese fa hanno detto no alla privatizzazione dell’acqua, no al nucleare che potrebbero rappresentare le fondamenta di una nuova politica che siamo chiamati a costruire in prima persona, giorno dopo giorno. In un epoca dove la politica sembra aver perso ogni significato e sia sempre più sinonimo di ciò che è sporco e inconcludente, perché a gran voce si ripete che “i politici sono tutti uguali!” , dove la rassegnazione e la rabbia dominano avendo ragione sul buon senso e sullo stesso cambiamento. Ci sono migliaia di cittadini che credono ancora nell’importanza e nell’utilità del manifestare e della partecipazione in senso democratico e pacifico, a questi stessi cittadini è stato “scippato”, con la violenza, il messaggio di cui erano portatori , oscurando la loro indignazione che in quel momento rappresentava l’indignazione di tutti quelli che non hanno potuto partecipare fisicamente, ma che hanno seguito moralmente quel corteo, e cioè quelle persone che pagano il prezzo più alto della crisi economica ed ambientale dei nostri tempi. Ogni crisi sociale si determina là dove una crisi economica parte affondando le radici in una visione del mondo che a messo al centro il “fare predatorio” piuttosto che “lo sviluppo cooperativo”, sono queste due azioni di natura molto diversa, la prima è perseguita in senso individuale ed ha come ricaduta il collettivo, la seconda ha al centro la collettività e come obiettivo un fine condiviso. La violenza dei sistemi economici più sottile e meno visibile, sembra trovare le sue ragioni quando viene definita, negli slogan di sempre: “legge di mercato” “la domanda giustifica l’offerta”, ci dimentichiamo sempre che l’economia è un’attività umana, le azioni umane hanno senso solo se conservano come fine l’umanità stessa e non astratte leggi di mercato. Tutta quella violenza che ha impedito lo svolgimento della manifestazione è ingiustificabile e pericolosa, ma è il prodotto della cancellazione del buon senso applicato nei molti ambiti umani non più riconducibili alla “ragione collettiva degli obiettivi perseguiti”, tale aberrazione avrà come effetto immediato la cancellazione del tradizionale spazio pubblico come luogo comune del dissenso pacifico, ma non va ad intaccare la radice avvelenata che l’ha generata. Fortunatamente grazie alla preparazione delle forze dell’ordine è stato scongiurato il peggio, ma la ferita peggiore è stata inferta alla democrazia, anche grazie ad una resa della notizia in senso mediatico che ha soprattutto “urlato” con un po’ di mestiere quello che c’era da mettere in evidenza e cioè il fatto di cronaca, forse l’unica critica che possiamo fare a questo corteo pacifico e ben intenzionato è nell’aver peccato di ingenuità, caratteristica, in fondo, ammirevole della buona fede che li anima, avrebbero dovuto immaginare a quale facile strumentalizzazione si stavano offrendo, in una situazione politica, come quella italiana, che ha ormai dato spettacolo mediocre di sé al mondo intero.
Maurizio Patarini Consigliere Comunale







