L’associazione Libere Idee torna ad intervenire sulle pesanti conseguenze legate all’aumento della tassazione sugli immobili per i cittadini di Latina. «Le preoccupazioni che manifestammo lo scorso dicembre – esordisce Andrea Giansanti, presidente di Libere Idee – quando il Governo Monti varò l’anticipo dell’Imu, l’imposta municipale sugli immobil i, e la sua estensione alla prima casa, stanno per prendere corpo. La reintroduzione della tassazione sull’abitazione principale equivale al ripristino dell’Ici, tassa fortemente iniqua perché si basa su criteri proporzionali e non progressivi, e poiché è legata a un bene di prima necessità come la casa. Ci appellammo affinché il Comune di Latina mantenesse al minimo le aliquote, ma le prospettive rischiano di essere ben diverse. Già il Comune di Roma ha annunciato che l’aliquota sulle seconde case e sugli immobili commerciali sarà quella massima, fissata all’1,06 per cento. Inoltre anche l’aliquota sulle prime case sarà innalzata rispetto a quella base dello 0,4 per cento. Temiamo che l’amministrazione latinense possa seguire le stesse orme. Stando alle indiscrezioni di stampa, infatti, nel capoluogo pontino l’introito previsto per l’Imu è pari a 35 milioni di euro l’anno. Basta una semplice divisione per capire che la tassa graverà, in media, su tutti i cittadini, neonati e indigenti compresi, per circa 320 euro annui. Parliamo di cifre astronomiche, che equivalgono a circa cinque volte la media dell’addizionale Irpef comunale».
Importi che rischiano di acuire la crisi per famiglie, professionisti e imprese.
«La manovra Monti ha avuto come ulteriore conseguenza negativa l’aumento indiscriminato degli estimi, su cui si basa il calcolo dell’Imu. Prova ne è l’indagine compiuta da Il Sole 24 Ore, che ha confermato quanto già anticipato da Libere Idee a dicembre. I valori sballati attribuiti agli immobili tramite l’aumento di oltre il 60 per cento, compiuto in automatico, degli estimi catastali, comporteranno paradossi: i rischi concreti sono diversi. Le giovani coppie, che si sono accollate con difficoltà un mutuo per costruirsi un futuro, si ritroveranno a dover far fronte alla spesa imprevista per la nuova tassa, che rischia di far saltare i già magri bilanci, di mandare all’aria i sacrifici compiuti e di non garantire la propria solvibilità. Chi ha investito la liquidazione o i risparmi di una vita in un locale commerciale per avere un sostegno alla pensione, va incontro alla possibilità che il reddito da affitto sia interamente azzerato dall’Imu, dato che secondo il Catasto un negozio a Latina centro vale più che a Venezia, ma certo rende molto di meno. Professionisti, commercianti e artigiani che hanno scelto di divenire proprietari delle mura del proprio esercizio dovranno sommare alla crisi che li sta travolgendo anche il pagamento della nuova tassa, che potrebbe rappresentare la pietra tombale su ogni possibilità di rilancio dell’attività economica. La situazione è letteralmente drammatica: se non si vuole rischiare che Latina affondi sotto i colpi dell’Imu, invitiamo nuovamente l’amministrazione comunale ad adottare le aliquote minime, riducendo quelle per la prima casa allo 0,2% e per gli altri immobili allo 0,46%, al fine di non ridurre sul lastrico famiglie e dei lavoratori, che sul nostro territorio stanno vivendo una situazione di crisi economica decisamente amplificata rispetto al resto d’Italia».







