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Home Latina

Un segreto che uccide. E’ morto l’uomo di Latina infettato dalla moglie separata

Redazione by Redazione
23 Gennaio 2025
in Latina
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Un segreto che uccide. E’ morto l’uomo di Latina infettato dalla moglie separata
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La donna di Latina gli aveva tenuto nascosto di essere stata contagiata dal virus dell’epatite C e B ed era poi morta portando con se e per sempre il suo segreto.

Solo dopo 36 anni l’uomo, oramai diventato anziano ha scoperto di essere affetto dal virus dell’epatite C allo stato avanzato della cirrosi.

Pensava di farcela visto che aveva iniziato a curarsi anche se in ritardo. Ma l’epatite, rimasta silenziosa e asintomatica per anni, si è poi evoluta nell’epatocarcinoma che lo ha ucciso.

Ma oltre il danno la beffa! Più volte l’uomo si era chiesto cosa potesse averlo contagiato, visto che i medici lo avevano informato che l’epatite C si prende prevalentemente con trasfusioni di sangue; dialisi; rapporti omosessuali; chirurgia invasiva; scambio di siringhe fra tossici; cure dentali.

Per questo si era rivolto all’avvocato Renato Mattarelli, che attraverso informazioni incrociate ha ricostruito la vicenda: la moglie era morta proprio di quell’epatite C di cui era affetto l’uomo ed era stata contagiata probabilmente da trasfusioni di sangue del 1982.

L’uomo aveva così avviato una lunga e complessa battaglia giudiziaria conclusasi a settembre 2022 con una vittoria contro il Ministero della Salute.

Tramite l’avvocato Renato Mattarelli, l’oramai anziano signore aveva infatti richiesto ed ottenuto risarcimento del “Danno alla salute da rimbalzo” molto difficile da provare visto che ha dovuto dimostrare

  • – che la moglie (a sua volta deceduta molti anni prima per epatite B ed epatite C) era stata contagiata da trasfusioni del lontano 1982;
  • – che prima della separazione e durante l’ultimo anno di convivenza con la moglie (poi è andato via di casa) è avvenuto il contagio per via sessuale;
  • – che nonostante le statistiche indichino una percentuale bassa di rischio di contagio per via sessuale del virus dell’epatite C, l’uomo rientrava in quella possibilità (anche in considerazione dell’assenza di altre cause di contagio concorrenti con i rapporti sessuali).

Ciononostante l’uomo aveva vinto la causa ed incassato un maxi risarcimento di 600mila euro, una somma enorme che gli avrebbe permesso di godersi gli ultimi anni di vita. Un desiderio legittimo e un sogno finito con la sua morte!

Ora la palla passa ai figli dell’uomo che hanno incaricato l’avvocato Mattarelli di avviare il procedimento per ottenere un primo indennizzo una tantum di circa 75mila euro previsto dalla legge n. 210/1992 in favore degli eredi dei soggetti deceduti (anche) per il contagio da familiari a loro volta contagiati da trasfusioni di sangue infetto.

E’ intenzione dei figli dello sfortunato uomo iniziare anche e soprattuto una nuova causa contro il Ministero della Salute per non aver fatto controllare le donazioni del sangue trasfuso alla loro madre nel 1982. Se i controlli fossero stati fatti la donna non sarebbe stata contagiata dal virus e a sua volta non lo avrebbe trasmesso al marito che non sarebbe morto.

Anche in questo caso il risarcimento richiesto dagli eredi, cd. Danno da uccisione del prossimo congiunto, è gravato dalla prova del difficile “rimbalzo” dei contagi: partendo dal contagio del donatore del 1982 a quello della moglie fino a quello dell’uomo!

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