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Alluvione a Latina, fango e rabbia a Pantanaccio: «Anni di segnalazioni nel vuoto, adesso basta!»

Redazione by Redazione
22 Ottobre 2026
in Latina
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Alluvione a Latina, fango e rabbia a Pantanaccio: «Anni di segnalazioni nel vuoto, adesso basta!»
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Le violente precipitazioni che hanno colpito Latina nella notte tra il 20 e il 21 ottobre hanno provocato estesi allagamenti in diverse zone del territorio comunale, interessando anche il quartiere Pantanaccio e i terreni agricoli lungo Via Mercurio. Una situazione che ha riportato drammaticamente alla luce le criticità della rete idraulica di bonifica e che ha suscitato rabbia ed esasperazione tra i residenti, da anni impegnati a denunciare la mancata manutenzione dei canali e dei fossi collettori.

A sollevare la questione è il Comitato dei cittadini della zona Pantanaccio–Via Mercurio, che punta il dito contro il Consorzio di Bonifica Lazio Sud-Ovest, chiamato a rispondere delle condizioni in cui versano diversi tratti della rete idraulica affidata alla sua gestione.

«Siamo consapevoli dell’eccezionalità delle precipitazioni, ma non possiamo continuare ad attribuire esclusivamente al maltempo le conseguenze di anni di manutenzione insufficiente o addirittura assente. Le piogge intense non si possono impedire, ma la pulizia dei canali, la rimozione delle ostruzioni e il mantenimento della loro capacità di deflusso sono responsabilità precise di chi è chiamato a gestire la rete di bonifica. Non è accettabile che le nostre segnalazioni continuino a rimanere senza risposte risolutive».

Non è un caso, secondo i residenti, che tra le aree maggiormente colpite dagli allagamenti figurino Santa Fecitola, Piccarello, Borgo San Michele e Borgo Faiti, territori attraversati o lambiti dal sistema idraulico del Canale delle Acque Medie–Rio Martino, nel quale confluiscono numerosi fossi e collettori secondari.

La tracimazione di questo importante reticolo idraulico viene indicata dal Comitato come una delle principali cause degli allagamenti, con effetti che sarebbero stati aggravati dalla mancata manutenzione dei canali. La presenza di vegetazione incontrollata, alberi cresciuti negli alvei e accumuli di detriti può infatti ridurre sensibilmente la capacità di smaltimento delle acque, favorendo fenomeni di rigurgito ed esondazione soprattutto in occasione di precipitazioni particolarmente intense.

«Non servono grandi competenze tecniche per comprendere che un canale ostruito non può garantire lo stesso deflusso di uno regolarmente pulito. Il Consorzio deve spiegare perché numerosi fossi e collettori, le cui criticità vengono segnalate da anni, continuino a presentare queste condizioni. Non si può parlare soltanto di calamità naturale quando esistono problemi manutentivi conosciuti e mai risolti».

Nella zona del Pantanaccio le criticità riguardano punti ben precisi della rete idraulica: il Fosso del Gionco, l’imbocco del tratto tombato in corrispondenza di Via Mercurio e il Collettore di Cisterna, che convoglia le acque verso Santa Fecitola.

Secondo quanto ripetutamente denunciato dai residenti, in diversi tratti le sponde e gli alvei risultano invasi da canne e vegetazione, mentre alberi e detriti ostacolano il regolare scorrimento delle acque. Particolarmente critica sarebbe la situazione all’ingresso del tratto tombato di Via Mercurio, dove la riduzione della sezione utile potrebbe favorire il rigurgito delle acque e il conseguente allagamento dei terreni circostanti.

Ulteriori ostruzioni vengono segnalate lungo il Collettore di Cisterna, su Strada Congiunte Sinistre nel tratto compreso tra Via Epitaffio e il ponte di Via Mercurio, dove sarebbero presenti alberi di pioppo cresciuti direttamente nel letto del canale, e verso Santa Fecitola, dove permarrebbero accumuli di materiali derivanti anche da precedenti lavori sugli argini.

Non si tratta di criticità sconosciute o emerse soltanto in occasione dell’ultima alluvione. I residenti riferiscono di aver più volte interessato il Consorzio di Bonifica, anche attraverso comunicazioni formali e PEC, chiedendo interventi di pulizia e manutenzione che, secondo quanto denunciato, non sono mai stati eseguiti.

Alcuni proprietari hanno persino provveduto a proprie spese alla pulizia dei fossi di competenza, ma questi interventi diventano insufficienti quando i canali principali, nei quali le acque devono confluire, non garantiscono un regolare deflusso.

Il precedente più significativo risale al 2014, quando un evento alluvionale provocò l’allagamento dell’intero quartiere Gionchetto. A distanza di dodici anni, i cittadini si ritrovano ad affrontare conseguenze analoghe e denunciano il permanere di problemi che avrebbero dovuto essere risolti attraverso una programmazione seria e costante degli interventi.

«Dodici anni sono un tempo più che sufficiente per individuare le criticità e intervenire. Quante altre alluvioni dobbiamo aspettare prima che qualcuno si assuma le proprie responsabilità? Abbiamo scritto, segnalato e sollecitato. Non possiamo essere ascoltati soltanto quando le nostre case e i nostri terreni finiscono sott’acqua».

Particolarmente grave è la situazione delle aziende agricole del Pantanaccio, dove numerose coltivazioni di kiwi sono state sommerse. Il prolungato ristagno idrico impedisce la normale ossigenazione degli apparati radicali, esponendo le piante a un elevato rischio di asfissia e conseguente moria.

Un danno che potrebbe non limitarsi alla produzione dell’anno, ma compromettere interi impianti produttivi, con conseguenze economiche pesantissime per gli agricoltori e le famiglie che vivono di queste attività.

Il Comitato chiama quindi direttamente in causa il Consorzio di Bonifica Lazio Sud-Ovest, chiedendo che renda pubblico un resoconto dettagliato degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria effettuati negli ultimi anni sul Fosso del Gionco, sul Collettore di Cisterna e sui tratti del sistema delle Acque Medie–Rio Martino interessati dagli allagamenti.

Occorre sapere quali interventi siano stati programmati, quali effettivamente eseguiti e per quali ragioni non siano state risolte le criticità ripetutamente segnalate dai cittadini.

«Il Consorzio non può limitarsi a riscuotere puntualmente i contributi di bonifica e poi lasciare i cittadini senza risposte. Le bollette arrivano regolarmente ogni anno, ma i residenti hanno il diritto di sapere a quali interventi corrispondano le somme versate e perché i canali continuino a trovarsi, nei punti segnalati, in condizioni così critiche. La manutenzione non è una concessione ai cittadini, ma un preciso compito istituzionale del Consorzio».

Il Comitato sottolinea che l’eccezionalità di un evento meteorologico non può escludere automaticamente eventuali responsabilità derivanti da omissioni manutentive. Sarà necessario accertare se e in quale misura le condizioni della rete idraulica abbiano contribuito a determinare o aggravare gli allagamenti e i conseguenti danni.

Per questo i residenti chiedono formalmente al sindaco di Latina, Matilde Celentano, di convocare con urgenza un tavolo tecnico-istituzionale con il Consorzio di Bonifica Lazio Sud-Ovest, prevedendo la partecipazione diretta dei rappresentanti del Comitato.

L’obiettivo è consentire ai cittadini, che conoscono il territorio e ne denunciano da anni le criticità, di illustrare la situazione, partecipare a un sopralluogo tecnico congiunto e ottenere un programma di interventi immediati e di manutenzione periodica, con priorità e tempi chiaramente definiti.

Un’altra richiesta urgente riguarda i danni subiti dai residenti e dalle aziende agricole.

In vista delle iniziative per il riconoscimento dello stato di calamità naturale, il Comitato chiede al Comune di Latina di attivare immediatamente una procedura pubblica di ricognizione dei danni, distinta dalle successive ed eventuali procedure di riconoscimento di contributi, indennizzi o risarcimenti.

L’amministrazione dovrà mettere a disposizione indicazioni chiare sulle modalità di presentazione delle segnalazioni, sugli uffici competenti, sulla documentazione necessaria e sulle eventuali scadenze. Per le aziende agricole si chiede inoltre il coinvolgimento dei competenti uffici della Regione Lazio, affinché possano essere documentati anche i danni alle coltivazioni che dovessero manifestarsi nelle prossime settimane.

Resta distinta la questione delle eventuali responsabilità per carenze manutentive: qualora venissero accertate omissioni che abbiano contribuito agli allagamenti, dovranno essere valutate anche le conseguenti iniziative risarcitorie nei confronti dei soggetti responsabili.

«Non vogliamo alimentare polemiche, ma pretendiamo risposte. I cittadini hanno fatto la loro parte, pagando i contributi consortili, segnalando le criticità e, in alcuni casi, intervenendo persino a proprie spese. Adesso deve fare la propria parte il Consorzio di Bonifica, spiegando cosa è stato fatto, cosa non è stato fatto e perché.»

«Chiediamo al sindaco Matilde Celentano di farsi promotrice di un confronto immediato, dando finalmente voce a chi vive quotidianamente questo territorio. Non possiamo accettare che, superata l’emergenza, tutto venga nuovamente dimenticato».

«La sicurezza idraulica non si garantisce con gli interventi dopo le alluvioni, ma con la prevenzione e la manutenzione costante. Dopo dodici anni dall’allagamento del Gionchetto e dopo innumerevoli segnalazioni inascoltate, la misura è colma. I cittadini non vogliono più promesse: chiedono interventi, tempi certi e responsabilità. Perché la prossima pioggia intensa non può trasformarsi ancora una volta in un disastro annunciato».

Il Comitato dei residenti di Pantanaccio–Via Mercurio

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