Criptovalute e sicurezza: quanto c’è di vero nell’allarme del FMI?

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Nel World Economic Outlook, un report che il FMI pubblica due volte l’anno per analizzare lo stato dell’economia a livello mondiale, è contenuto un breve passaggio sulle criptovalute, che secondo il Fondo rappresenterebbero un fattore di rischio nel sistema finanziario internazionale a causa della loro vulnerabilità.

Un giudizio tranchant, foriero di conseguenze negative su uno dei settori più all’avanguardia nel campo dell’economia globale. Occorre pertanto valutare quanto ci sia di realistico nell’allarme lanciato dal FMI, tenendo conto del fatto che il sistema delle criptovalute si basa su una tecnologia molto complessa, quella della catena di blocchi, pensata appositamente per garantire trasparenza, affidabilità ed efficienza a queste nuove forme di transazioni.

La catena di blocchi, nota comunemente come Blockchain, la tecnologia su cui si basano le criptovalute, è un vero e proprio database decentralizzato. A differenza dei database classici, la Blockchain non presenta una struttura centrale che ne governi l’utilizzo, ma punta tutto sulla complessità della rete di nodi (i computer fisici) coinvolti nelle operazioni. Ciò offre vantaggi e svantaggi. Le catene di blocchi non garantiscono al 100% la riservatezza (ma tutto sommato nemmeno i Database centralizzati), benché più il sistema è articolato, minore è la possibilità che i soggetti delle transazioni vengano rintracciati; d’altro canto, tuttavia, le Blockchain oltre a garantire un’ampia forma di disintermediazione, sono nel complesso molto più robuste, poiché non dipendono da un sistema centrale, bensì ogni nodo della catena elabora la singola transazione, cosa che mette al riparo da eventuali cyberattacchi (il linguaggio è chiaramente crittografato) o dai più comuni guasti.

Ormai sono diversi gli istituti di credito che si servono della RippleNet, quali American Express, PNC Bank e il colosso giapponese MUFG. La RippleNet è una rete su cui transita la criptovaluta Ripple, una delle principali alternative al più celebre Bitcoin. Ripple garantisce pagamenti rapidi e a basso costo, eliminando quasi del tutto le commissioni; il network su cui si basa, esattamente come quello sul quale transita il Bitcoin, è una sorta di corridoio sicuro sul quale il denaro transita più o meno liberamente. Rispetto al Bitcoin, tuttavia, il sistema non è del tutto decentralizzato, ed è forse per questa ragione più apprezzato dalle banche; possiamo dire che si tratta di una criptovaluta che sfrutta i vantaggi delle nuove tecnologie senza abbandonare completamente il modello classico. Naturalmente, reali problemi di sicurezza non ve ne sono, il network della Ripple rimane affidabilissimo per qualsiasi forma di pagamento.

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