È durato circa tre ore l’interrogatorio dell’uomo accusato dell’omicidio di Aurora Livoli, avvenuto nel carcere di San Vittore davanti alla procuratrice aggiunta di Milano Letizia Mannella e al sostituto procuratore Antonio Pansa. Il 57enne peruviano ha ricostruito le ultime ore di vita della giovane, confessando violenza sessuale e omicidio.
Secondo quanto riferito agli inquirenti, l’uomo avrebbe incontrato Aurora nel mezzanino della fermata della metropolitana di Cimiano, poco dopo aver aggredito un’altra giovane, una connazionale di 19 anni. Ha dichiarato di non conoscerla e di essere stato avvicinato dalla ragazza, che gli avrebbe chiesto del denaro per acquistare delle sigarette. A quel punto si sarebbe offerto di accompagnarla.
Le immagini delle telecamere di sorveglianza confermano che l’uomo ha seguito Aurora all’esterno della stazione, allontanandosi con lei in direzione di via Paruta. I filmati lo riprendono mentre entra ed esce per due volte dal cancello del cortile di un complesso condominiale. Agli investigatori ha spiegato di essere tornato indietro perché aveva dimenticato il cellulare accanto alla giovane.
Nel suo racconto, l’uomo ha ammesso che i due si sarebbero appartati in una zona verde vicino all’ingresso del palazzo. Qui sarebbe avvenuta la violenza sessuale. Durante il tentativo di difesa della ragazza, che avrebbe iniziato a urlare, l’uomo l’avrebbe strangolata. Ha sostenuto di non essersi reso conto di averla uccisa, credendo che fosse solo svenuta.
Convinto che Aurora stesse dormendo, l’uomo ha raccontato di essersi fermato per un certo tempo accanto a lei, coprendola con una giacca per proteggerla dal freddo, prima di allontanarsi. Solo in un secondo momento si sarebbe accorto di non avere più il telefono e sarebbe tornato sul posto, nuovamente ripreso dalle telecamere.
La consapevolezza della morte della giovane, ha dichiarato, sarebbe arrivata solo il giorno successivo, guardando i notiziari in televisione. Alla domanda dei pm sul motivo del gesto, il 57enne ha risposto di non saperlo spiegare, attribuendo quanto accaduto all’assunzione di cocaina e alcol e parlando di un “cortocircuito”.
Sul piano amministrativo, l’uomo era già noto alle autorità: nei suoi confronti erano stati emessi due provvedimenti di espulsione dalla Prefettura di Milano. Il primo risale all’agosto del 2019 ed era stato eseguito con accompagnamento alla frontiera; il secondo, datato 26 marzo 2024, non è mai stato portato a termine. L’espulsione era rimasta sospesa prima per l’assenza di un passaporto e successivamente per un certificato medico che ne attestava l’inidoneità alla permanenza in un Cpr, in attesa del rilascio del lasciapassare consolare. Nel frattempo, nel 2023, l’uomo aveva presentato richiesta di permesso di soggiorno come familiare di una cittadina italiana, domanda respinta dal questore di Milano l’11 gennaio 2024 per motivi legati alla sua pericolosità sociale.
Il corpo di Aurora Livoli è stato ritrovato la mattina del 30 dicembre dalla portinaia dello stabile, nello stesso punto indicato dall’uomo, seminudo e parzialmente coperto dalla giacca. Anche il difensore dell’indagato, l’avvocato Massimiliano Migliara, ha parlato di una totale rottura con la realtà, sottolineata dal fatto che l’uomo non si sarebbe minimamente preoccupato delle numerose telecamere presenti nella zona.
Domani, 10 gennaio, si terranno i funerali di Aurora a Monte San Biagio. La comunità si prepara a stringersi attorno alla famiglia della giovane, nel dolore per una tragedia che ha profondamente scosso il territorio.







