Lo chiamano il “cavo dei record”, per i suoi numeri che segnano un primato tutto italiano, salutato ieri addirittura con una cerimonia ufficiale inserita nell’ambito dei festeggiamenti per i 150 anni dell’unità d’Italia. Il più lungo ponte elettrico del Mediterraneo, 435 chilometri per 1000 mega watt di potenza, parte dalla stazione di Fiumesanto, in Sardegna, e approda sul litorale pontino, a Borgo Sabotino, a un passo dalla centrale nucleare, in una stazione di conversione che occupa un suolo di 35mila metri quadrati. È l’infrastruttura sottomarina più profonda del mondo, a 1640 metri in fondo al mare, realizzata in soli 48 mesi e con un investimento, anche questo da record, di 750milioni di euro, finanziato per il 50% dalla società Terna e per la parte residua con uno stanziamento di 373 milioni di euro della Banca Europea per gli Investimenti. Quarantotto mesi di lavoro per completare l’operazione di posa dei cavi e per concludere la realizzazione delle due più grandi stazioni elettriche di conversione italiane, alte 22 metri. In quella di Borgo Sabotino sono stati utilizzati per le fondazioni 441 pali trivellati ed effettuate perforazioni fino a 9 chilometri. «L’opera consentirà un risparmio di 70 milioni di euro l’anno per il sistema elettrico nazionale – spiega Flavio Cattaneo, amministratore delegato di Terna – Tutto senza produrre energia nuova ma ottimizzando l’esistente e cercando di localizzarlo in modo più efficiente». La cerimonia di inaugurazione parte da qui, dai numeri e dai benefici, sul piano nazionale, creati dalla mastodontica opera della Terna approdata a Latina, facendosi spazio in quella porzione di territorio già gravata da decenni di servitù nucleare. Spazi immensi, che ieri sono stati visitati dal ministro allo Sviluppo economico Paolo Romani, accompagnato dalpresidente e amministratore delegato di Terna, Luigi Roth e Flavio Cattaneo, e da tutte le autorità civili e militari della provincia. Ancora numeri: 177 imprese coinvolte, molte delle quali italiane, per 200mila giornate complessive di lavoro. Per il territorio però è un nuovo onere da pagare al Paese. Per il Paese è un fiore all’occhiello che consente l’aumento della sicurezza del sistema elettrico sardo e una più solida copertura del fabbisogno del Lazio e di tutto il centro Italia. I 1000 mega watt del Sapei corrispondono infatti a cinque volte la domanda di energia dell’area di Cagliari e alla metà di domanda di picco di una città come Roma, grazie all’utilizzo di energia efficiente proveniente dalla Sardegna. «Il Sapei – commenta il ministro Paolo Romani – rappresenta un importate passo in avanti sul fronte energetico per il nostro Paese. Nel giorno in cui celebriamo l’unità d’Italia attiviamo una grande infrastruttura che collega la Sardegna al Lazio. Un elettrodotto che si colloca all’interno della strategia energetica nazionale voluta dal Governo con il piano straordinario per il risparmio energetico. Una parte importante di questo piano consiste proprio nella realizzazione di grandi infrastrutture per razionalizzare la rete, ridurre i prezzi delle bollette e diversificare le fonti».
Laura Pesino dal Corriere Pontino del 18 marzo 2011








