Domani 26 ottobre 5000 coltivatori si ritroveranno a Piazza della Libertà. Le ragioni della protesta nel comunicato della Coldiretti: “Alla base del rapporto di dialogo costruttivo con la Regione – di “concertazione progettuale” la Coldiretti Lazio mette al centro il proprio progetto per la costruzione di una filiera agricola tutta italiana firmata dagli agricoltori . Un progetto per l’agricoltura italiana e per il Paese con una portata di lungo periodo. Un progetto che abbia almeno il respiro di una legislatura regionale ma che sappia porre le basi anche per l’ulteriore futuro.
A 8 mesi dall’insediamento della nuova Giunta poche sono state le questioni affrontate rispetto al decalogo stilato da Coldiretti Lazio quale piattaforma sulla quale lavorare a tutela e sviluppo dell’agricoltura regionale nell’interesse della stessa e scevra di posizioni corporative.
La situazione di difficoltà in cui versa il settore non si risolve certamente con la dichiarazione di uno “stato di crisi” che necessita di precisi parametri tecnico – legislativi che non si sono verificati e che pertanto porterebbero ad un diniego dovuto da parte del Governo e a risolversi in un mero esercizio di demagogia da parte di chi lo propone.
Al contrario le difficoltà a cui oggi va fronte l’agricoltura laziale vanno affrontate prendendo di petto con decisioni forti e incisive i problemi che l’impresa agricola e il territorio sono chiamate ad affrontare ogni giorno
La Provincia di Latina, con oltre il 95% del proprio territorio beneficiario di tale fiscalizzazione, sarebbe messa definitivamente in ginocchio se quest’ultima non fosse riconfermata, con grave danno per l’economia provinciale, compreso l’indotto che gira intorno al comparto agricolo, nonché dell’occupazione. Basti pensare al settore serricolo e, più in generale, ortofrutticolo del Fondano, o al comparto del Kiwi, con le migliaia di braccianti attualmente impiegati nelle aziende agricole, che altrimenti rischierebbero di non poter più lavorare se le aziende fossero costrette a chiudere a seguito di questa significativa lievitazione dei costi del lavoro.”







