Il rapporto tra il calcio italiano e la Premier League è fatto di grandi campioni, trasferimenti rimasti nella memoria e avventure decisamente meno fortunate. Dalla metà degli anni Novanta in poi, il campionato inglese è diventato una destinazione sempre più abituale anche per i giocatori provenienti dall’Italia, pur senza raggiungere i numeri registrati da francesi, spagnoli o olandesi.
Per stabilire quali società abbiano accolto più italiani è però necessario fissare un criterio preciso: vengono considerati i calciatori italiani che hanno disputato almeno una partita di Premier League con quella squadra dall’istituzione del torneo nel 1992. In questo modo non rientrano nel conteggio i giovani rimasti nelle formazioni giovanili, i giocatori presenti esclusivamente in altre competizioni o quelli tesserati senza mai debuttare in campionato. Seguendo questa metodologia, il Chelsea emerge nettamente come la casa inglese preferita dagli italiani, seguito da West Ham e Liverpool.
Chelsea, la vera colonia italiana della Premier League
Nessuna società ha costruito un rapporto con il calcio italiano paragonabile a quello del Chelsea, una delle storiche favorite recenti per la vittoria del campionato secondo le quote premier league dei portali più importanti. I dati storici della Premier League registrano 14 calciatori italiani scesi in campo con la maglia dei Blues nel torneo, un primato che racconta soprattutto la trasformazione vissuta dal club londinese a partire dagli anni Novanta.
Il simbolo assoluto resta Gianfranco Zola. Arrivato dal Parma nel 1996, il fantasista sardo diventò rapidamente uno dei giocatori più amati nella storia di Stamford Bridge. In Premier League raccolse 229 presenze e realizzò 59 reti: numeri che lo pongono ancora ai vertici delle classifiche riservate ai calciatori italiani nel torneo inglese.
Ma quella squadra aveva un’impronta italiana molto più profonda. Nello stesso periodo passarono da Londra Gianluca Vialli e Roberto Di Matteo, ai quali si aggiunsero successivamente Pierluigi Casiraghi, Gabriele Ambrosetti, Samuele Dalla Bona e Carlo Cudicini. Vialli avrebbe poi assunto anche il ruolo di allenatore, diventando una figura centrale in una fase particolarmente importante della storia del club.
Il legame non si è interrotto con il cambio di epoca. Christian Panucci ebbe una breve esperienza in prestito, Fabio Borini mosse al Chelsea i primi passi nel calcio inglese, mentre negli anni più recenti sono arrivati Davide Zappacosta, Emerson Palmieri, Jorginho e Cesare Casadei. Jorginho è stato senza dubbio il più influente tra gli italiani della generazione moderna dei Blues, restando a Stamford Bridge dal 2018 al 2023.
La tradizione è destinata inoltre a proseguire. Il Chelsea ha acquistato Marco Palestra dall’Atalanta in vista della nuova stagione. Il difensore è già ufficialmente nella rosa londinese, ma non entra ancora nel conteggio dei 14 perché il campionato non è cominciato e dunque non ha ancora registrato una presenza in Premier League. Al suo debutto diventerebbe il nuovo capitolo di una relazione ormai trentennale tra Stamford Bridge e il calcio italiano.
West Ham, da Di Canio a Ogbonna e Scamacca
Alle spalle del Chelsea si trova il West Ham, con nove italiani utilizzati in Premier League. Anche in questo caso c’è un giocatore che domina l’immaginario collettivo: Paolo Di Canio. L’attaccante romano arrivò agli Hammers nel 1999 e costruì a Londra la fase probabilmente più iconica della propria carriera inglese.
Di Canio è stato uno degli italiani più produttivi nella storia della Premier League: complessivamente nel torneo realizzò 66 gol, più di qualsiasi altro connazionale indicato dalle statistiche ufficiali della competizione.
Il West Ham ha continuato nel tempo a guardare con una certa frequenza verso la Serie A. David Di Michele e Alessandro Diamanti passarono dall’est di Londra alla fine degli anni Duemila, mentre nel 2014 arrivarono contemporaneamente Antonio Nocerino e Marco Borriello. Seguì Simone Zaza, la cui esperienza inglese si concluse però dopo pochi mesi.
Molto più significativa è stata la parentesi di Angelo Ogbonna. Acquistato dalla Juventus nel 2015, il difensore è rimasto per nove anni al West Ham e ha superato le 200 presenze complessive con la società. Più recentemente sono arrivati Gianluca Scamacca ed Emerson, quest’ultimo già protagonista al Chelsea prima del trasferimento agli Hammers.
Liverpool sul podio: sette italiani ad Anfield
Il terzo posto appartiene al Liverpool, con sette giocatori italiani capaci di disputare almeno una gara di Premier League con i Reds. La storia italiana ad Anfield è però particolare: diversi acquisti arrivarono accompagnati da grandi aspettative senza riuscire a trasformarsi in protagonisti di lungo periodo.
Daniele Padelli e Gabriel Paletta furono tra i primi nomi, seguiti successivamente da Andrea Dossena e soprattutto Alberto Aquilani. Quest’ultimo arrivò dalla Roma nell’estate del 2009 con il difficile compito di inserirsi nel centrocampo dei Reds, ma problemi fisici e difficoltà di adattamento ne limitarono fortemente la continuità.
Negli anni successivi sono passati da Anfield anche Fabio Borini e Mario Balotelli. Nessuno dei due è riuscito a lasciare un’impronta paragonabile a quella mostrata in altri momenti della propria carriera. Molto più recente è invece l’esperienza di Federico Chiesa, arrivato dalla Juventus nel 2024 e diventato uno dei rarissimi calciatori italiani ad aver vestito la maglia del Liverpool nell’era moderna.
Giovanni Leoni è entrato successivamente nell’universo Reds e ha già disputato una gara ufficiale con il club, ma il suo esordio non è arrivato in Premier League: per questo motivo non modifica, almeno per ora, il dato dei sette italiani utilizzati nel massimo campionato inglese.
Manchester United e Newcastle appaiate a quota cinque
A quota cinque italiani in Premier League compaiono Manchester United e Newcastle, due società dalla storia molto diversa ma accomunate da un rapporto piuttosto episodico con i giocatori provenienti dall’Italia.
Per lo United il primo nome particolarmente noto dell’era Premier è Massimo Taibi, portiere arrivato dal Venezia nel 1999 e ricordato per un’esperienza brevissima. Successivamente Old Trafford ha accolto Giuseppe Rossi, Federico Macheda, Rodrigo Possebon e Matteo Darmian. Proprio Darmian è stato l’italiano con la permanenza più significativa nel Manchester United recente, totalizzando 92 presenze complessive nelle varie competizioni tra il 2015 e il 2019.
Il Newcastle presenta invece una linea che parte da Alessandro Pistone, arrivato dall’Inter nel 1997. In seguito hanno vestito il bianconero Giuseppe Rossi, Davide Santon, Antonio Barreca e Sandro Tonali. Santon ha superato le 90 presenze complessive con i Magpies, mentre Tonali è diventato uno dei punti di riferimento del centrocampo nelle stagioni successive al suo trasferimento dal Milan.
Arsenal, Everton e Sunderland: quattro italiani ciascuna
Subito dietro si trova un gruppo di tre società con quattro giocatori italiani impiegati in Premier League: Arsenal, Everton e Sunderland.
L’Arsenal ha avuto una presenza italiana sorprendentemente limitata considerando la sua dimensione internazionale. Arturo Lupoli e Vito Mannone furono i primi a trovare spazio in campionato, mentre l’arrivo di Jorginho nel 2023 ha restituito una componente italiana alla prima squadra. A completare il quartetto è Riccardo Calafiori, acquistato dal Bologna nel 2024 e rapidamente inserito nel progetto tecnico dei Gunners. Lo stesso Arsenal, presentando Calafiori, ricordava Mannone e Jorginho tra i pochi precedenti italiani della propria storia recente.
All’Everton il percorso italiano passa invece da nomi come Marco Materazzi, Alessandro Pistone, Matteo Ferrari e Moise Kean. Le loro esperienze appartengono a epoche differenti e mostrano bene come il rapporto tra Goodison Park e il mercato italiano sia stato costante ma mai particolarmente intenso.
Diversa la situazione del Sunderland, dove i quattro italiani furono concentrati quasi interamente nello stesso periodo. Vito Mannone, Emanuele Giaccherini, Andrea Dossena e Fabio Borini arrivarono tutti nella prima metà degli anni Dieci, durante gli anni in cui il club aveva sviluppato un legame molto forte con l’Italia. Borini sarebbe diventato il più prolifico del gruppo, mentre Mannone riuscì a conquistare un ruolo importante tra i pali.






