Dalle estorsioni legate al traffico di droga agli incendi intimidatori, passando per armi da fuoco, esplosivi e progetti di rapine ai portavalori. È questo il quadro emerso dall’operazione “Pac-Man”, coordinata dalla Procura di Latina e condotta dalla Polizia di Stato, che nelle prime ore della giornata ha portato all’esecuzione di 16 misure cautelari e 22 perquisizioni tra Latina e diverse province italiane.
L’attività investigativa, portata avanti dalla Squadra Mobile di Latina con il supporto di reparti specializzati e di altre Squadre Mobili sul territorio nazionale, ha colpito un gruppo ritenuto responsabile, a vario titolo, di estorsione, traffico di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi ed esplosivi, incendi dolosi ed evasione.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo sarebbe stato composto da soggetti già noti alle forze dell’ordine e radicati nel territorio pontino, capaci di imporre il proprio controllo attraverso intimidazioni, violenza e una costante ostentazione della forza criminale.
Le indagini hanno preso avvio nella notte del 14 settembre 2025, dopo l’incendio del portone di uno stabile nelle cosiddette “Case Arlecchino”. Durante un controllo effettuato poco dopo, la Polizia fermò due giovani trovati in possesso di un ingente quantitativo di hashish nascosto nel bagagliaio dell’auto.
Da quell’episodio sarebbero partiti gli approfondimenti investigativi che hanno consentito di individuare un presunto referente del gruppo criminale e di ricostruire una rete di attività illecite attive nel territorio pontino.
Nel corso degli accertamenti gli investigatori hanno inoltre scoperto un box utilizzato per custodire componenti di automobili destinati, secondo l’accusa, a truffe assicurative.
Dopo i sequestri, il presunto vertice del gruppo avrebbe reagito con minacce ed estorsioni nei confronti di amici e familiari di uno dei giovani arrestati, nel tentativo di recuperare il denaro perso con l’operazione di polizia.
Le indagini hanno fatto emergere un’organizzazione attiva nello spaccio di cocaina, crack e hashish, con basi operative individuate tra il quartiere Q5, Borgo Piave e altre aree della città di Latina.
Secondo gli investigatori, l’attività di spaccio sarebbe proseguita in modo continuo, anche attraverso consegne a domicilio, come documentato da intercettazioni telefoniche, sistemi di videosorveglianza e analisi dei dispositivi sequestrati.
Particolarmente preoccupante, secondo gli inquirenti, la disponibilità di armi ed esplosivi da parte del gruppo. Le conversazioni intercettate farebbero riferimento a una vera e propria “guerra criminale” in atto nel territorio pontino, con progetti di attentati e azioni intimidatorie collegati agli episodi che negli ultimi mesi hanno segnato la cronaca locale.
Uno dei passaggi centrali dell’inchiesta risale tra il 4 e il 5 gennaio 2026, quando la Polizia ha monitorato il trasferimento di armi ed esplosivi verso un appartamento di San Felice Circeo.
Nel corso del blitz condotto dagli investigatori, è stato scoperto e sequestrato un vero e proprio arsenale. Sono state trovate sette pistole, un silenziatore, centinaia di munizioni e quattro ordigni esplosivi, oltre a più di due etti e mezzo di tritolo. Sono stati inoltre sequestrati più di sei chili di sostanze stupefacenti, tra cocaina, crack e hashish.
Secondo gli investigatori, l’arsenale sarebbe stato destinato alle attività criminali del gruppo.
Ulteriori perquisizioni hanno inoltre consentito di recuperare altre armi da fuoco, alcune delle quali da modificare, mentre due giovani sono stati arrestati trovati armati e in possesso di sostanze stupefacenti.
Tra gli episodi contestati figurano anche diversi incendi dolosi avvenuti nei mesi scorsi nei quartieri Q4 e Villaggio Trieste.
Secondo l’accusa, alcune automobili sarebbero state incendiate per intimidire persone ritenute debitrici e costringerle a saldare somme legate all’acquisto di droga.
Nel corso dell’inchiesta sarebbero inoltre emersi progetti di rapine ai portavalori e ipotesi di utilizzo delle armi contro gruppi rivali coinvolti nel traffico di stupefacenti.
L’inchiesta si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Per tutti gli indagati resta valido il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.






