Ieri sera, 26 dicembre, la provincia pontina ha vissuto un momento destinato a rimanere nella memoria. Non è stata solo la 19esima tappa del viaggio della Fiaccola Olimpica verso Milano-Cortina 2026. È stata una giornata che ha unito sette comuni in un’unica, potente narrazione fatta di sport, valori e appartenenza.
L’alba della Fiamma nel territorio pontino ha avuto inizio a Minturno, dove il centro storico si è trasformato in teatro di emozioni spontanee. Il sindaco Gerardo Stefanelli ha colto il senso profondo dell’evento: non un semplice appuntamento sportivo, ma “un momento di storica emozione che segnerà per sempre l’orgoglio della nostra comunità.”
Alle 11:40, a Formia, la staffetta è ripartita dal Centro di Preparazione Olimpica “Bruno Zauli” – non per caso, ma per simboleggiare quel legame indissolubile tra territorio e sport d’eccellenza. L’assessore regionale Elena Palazzo ha sottolineato come la Fiamma rappresenti “la fratellanza tra i popoli e gli sportivi, un potente segno di pace.”
Il viaggio è proseguito attraversando Gaeta – dove il sindaco Cristian Leccese ha parlato di “un’occasione che è andata ben oltre l’aspetto sportivo” – poi Sabaudia, la città del remo che ha visto portare la torcia da leggende come Romano Battisti (argento olimpico a Londra 2012) e Alessio Sartori con il figlio Matteo, prima di toccare San Felice Circeo e dirigersi verso il capoluogo.
Latina: la città si ferma e si accende
Nel pomeriggio, Latina ha rallentato il passo. Strade chiuse, traffico deviato, centinaia di volontari della Protezione Civile e forze dell’ordine mobilitate. Ma nessuno si è lamentato. Alle 18, da via Don Torello al Piccarello, è partita la staffetta di 38 tedofori che avrebbe attraversato 6,5 chilometri di città.
Il percorso ha toccato i luoghi identitari del capoluogo: viale XXI Aprile, via Isonzo, piazza del Quadrato, viale XXIV Maggio, piazza Buozzi. Un tedoforo ha anche attraversato il Parco Falcone Borsellino – ancora in fase di riqualificazione – scortato dalle Fiamme Oro, per poi raggiungere Piazza della Libertà.
Alle 19:30, quando ormai il buio aveva avvolto la città, è accaduto qualcosa che ha trasformato un evento sportivo in un simbolo di inclusione autentica. Gianmarco Padricelli, giovane atleta della Diaphorà ONLUS, ha percorso gli ultimi metri verso il braciere olimpico con determinazione assoluta. Senza esitazioni, senza sbavature. Solo concentrazione pura.

Quando ha acceso il braciere, la folla in Piazza della Libertà è esplosa in un applauso che è sembrato non finire mai. Poi, salito sul palco accanto alla sindaca Matilde Celentano e all’assessore allo Sport Andrea Chiarato, Gianmarco si è lasciato andare all’emozione. Le lacrime non erano di paura o incertezza, ma di piena consapevolezza: “Ho acceso il braciere olimpico 65 anni dopo la fiaccola di Roma ’60. L’ho acceso per Milano Cortina, ma soprattutto per una città che ha dimostrato di essere viva.”
Dietro quel gesto c’è la storia della Diaphorà ONLUS e di suo padre Giancarlo Padricelli, che da anni lavora con ragazzi diversamente abili trasformando la disabilità in capacità, la fragilità in forza.
Quello che è avvenuto ieri nel sud pontino va oltre il semplice passaggio di una torcia. In un’epoca in cui lo sport è spesso ridotto a business e spettacolo, la provincia di Latina ha dimostrato che esistono ancora i valori autentici: l’inclusione, il rispetto, la partecipazione comunitaria.
Solo 17 comuni del Lazio e poco più di 300 in tutta Italia sono stati scelti per ospitare la Fiamma. Un riconoscimento che premia non solo le singole amministrazioni, ma un intero sistema territoriale che ha fatto dello sport un elemento identitario.
Oggi la Fiamma è ripartita verso Sermoneta, diretta in Ciociaria. Ma nel braciere di Piazza della Libertà, che continuerà ad ardere, resta acceso qualcosa di più profondo: la dimostrazione che quando una comunità si riconosce nei valori olimpici – eccellenza, amicizia, rispetto – può davvero fare la differenza.
Come ha detto Romano Battisti ieri a Sabaudia: “Per un atleta partecipare alle olimpiadi in casa è un valore aggiunto. L’olimpiade rappresenta l’evento sportivo più importante.”
Ieri, per qualche ora, un pezzo di quell’Olimpiade è passato da qui. E non ci ha lasciato solo ricordi, ma anche una consapevolezza rinnovata: quella di essere parte di qualcosa più grande.
La Fiaccola Olimpica attraverso il tempo
La tradizione della Fiaccola Olimpica affonda le radici nell’antica Grecia, dove il fuoco sacro ardeva sull’altare di Olimpia durante i Giochi. Ma è solo dal 1936, con le Olimpiadi di Berlino, che la staffetta della torcia è diventata parte integrante dei Giochi moderni. Da allora, ogni edizione olimpica inizia con l’accensione della fiamma nel sito archeologico di Olimpia, utilizzando i raggi del sole concentrati da uno specchio parabolico, secondo il rituale antico.
Per Milano-Cortina 2026, la Fiamma è stata accesa il 26 novembre scorso in Grecia e, dopo nove giorni attraverso le città elleniche, è arrivata in Italia il 4 dicembre, accolta al Quirinale dal Presidente Mattarella. Dal 6 dicembre ha intrapreso un viaggio straordinario: 12.000 chilometri attraverso tutte le 110 province italiane, 60 tappe in 63 giorni, per coinvolgere oltre 300 comuni e 10.001 tedofori prima di approdare allo Stadio San Siro il 6 febbraio 2026 per la cerimonia d’apertura.
La torcia che attraversa l’Italia non è solo un oggetto: è un simbolo che unisce popoli e generazioni, trasformando ogni tappa in un momento di condivisione dei valori olimpici di eccellenza, amicizia e rispetto. Per il territorio pontino, l’arrivo della Fiamma ha significato rivivere emozioni che mancavano dal 1960, quando la torcia delle Olimpiadi di Roma attraversò queste stesse strade.







