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Home ATTUALITA'

Ora mettono alla gogna anche i bambini: dad solo per i non vaccinati

Redazione by Redazione
3 Febbraio 2022
in ATTUALITA'
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Scuola, almeno 24 Province italiane a rischio didattica a distanza con i parametri del nuovo Dpcm
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In questi ultimi due anni la categoria cui maggiormente si sono inflitti i peggiori attacchi sono senza dubbio i bambini. Dai bambini più piccoli a quelli più grandi, senza differenza alcuna.

Da oggi tuttavia una nuova discriminazione farà ulteriormente gravare su di loro la scelta degli accorti genitori che hanno deciso di non sottoporre i propri bambini alla vaccinazione di massa contro il COVID 19.È di ieri la notizia che tra poco si compirà l’ultimo scempio nella gestione della già tanto discussa didattica a distanza, nota ai più come DAD.

Il governo ha reso noto che per la scuola si va sempre più verso l’abolizione completa della didattica da casa, ma soltanto per I bambini vaccinati. Anche con casi di malattia accertata nelle classi, i bambini vaccinati potranno comunque accedere al servizio e seguire in presenza le lezioni con l’insegnante.

Questo in estrema sintesi l’orientamento perseguito dal governo nell’ennesimo decreto legge presentato da Draghi e associati. Le forze politiche si sono ancora una volta prestate al giogo dei poteri che sono ormai forti solo tra le mura dei palazzi e con gli italiani più deboli, tra chi ha nicchiato e chi invece ha festeggiato.

I Ministri Speranza e Bianchi sono tra quelli che hanno festeggiato definendo questo momento storico “poiché finalmente si tornerà tutti in presenza”, mentre Speranza si è affrettato a ricordare che “se tutto questo avviene è sempre per merito della campagna vaccinale che ha piegato la curva, anche nei bambini”.Ma chi è “tutti”? Una scuola che fino al 2019 si beava delle politiche inclusive a volte quasi offerte come nauseabondi strumenti politici di consenso, ora invece racconta che “tutti” finisce per significare altro, ovvero “tutti i vaccinati” e davanti a questo ennesimo sopruso i genitori sembrano rimanere inerti.

Sarebbe da auspicare un maggiore coinvolgimento delle famiglie nelle associazioni locali che reclamano il sacro santo diritto di fruire di un servizio che la costituzione mette a disposizione senza se e senza ma, come accade nelle attivissime comunità americane, ma anche europee più vicine a noi. Oppure, affrontare il problema con voce ferma e in punta di diritto, come avvenuto in una cittadina toscana di cui giunge notizia da conoscenti.

Un genitore frustrato e vessato dal dilemma continuo tra aprire il negozio oppure tenerlo chiuso e seguire le figlie a casa davanti ad un PC, ha deciso di impugnare con l’avvocato quanto la costituzione garantisce. Ha inviato, dietro consiglio e consulenza del legale, un messaggio al dirigente scolastico segnalando la vergognosa disparità e la discriminazione ormai in atto da tempo nella scuola tra un bambino ed un altro. Ad avvenuta lettura, il dirigente si è prontamente attivato inviando un messaggio agli altri genitori e dichiarando che “è scelta del genitore se mandare o meno il figlio a scuola”. Le bambine del negoziante si sono quindi recate tranquillamente in classe.La risposta del dirigente non deve stupire affatto.

Loro sanno che il sistema è impari, loro sanno perfettamente che implementando la decretazione del governo Draghi loro stessi si possono macchiare di reati non di poco conto.
Ma come vedete, basta solo che qualcuno glielo ricordi.

MARTINA GIUNTOLI

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