È scontro simbolico sulle mura del liceo scientifico GB Grassi di Latina, dove nel giro di una settimana la scalinata esterna dell’istituto è diventata teatro di un vero e proprio “botta e risposta” a colpi di striscioni.
La vicenda si inserisce nella mobilitazione lanciata dalla Flc Cgil nazionale a seguito degli eventi di Genova, dove uno striscione con la scritta «Qui nessuno è straniero» – affisso all’esterno di una scuola primaria – era stato rimosso da un agente di polizia. In risposta, il sindacato aveva invitato studenti e docenti di tutta Italia a replicare il gesto e ad affiggere lo stesso messaggio negli istituti di ogni città.
Alcuni studenti del liceo Grassi avevano raccolto l’appello, esponendo lo striscione sulla scalinata per manifestare contro la norma sul tetto degli alunni stranieri nelle classi. Il messaggio era stato rimosso poco dopo l’affissione.
A distanza di una settimana, questa mattina si è registrata la contro-replica: nello stesso identico punto della scalinata è comparso un nuovo striscione, dal tono opposto, con la scritta «Italia agli italiani».
Un chiaro contromessaggio che trasforma l’ingresso dell’istituto pontino nello specchio delle polemiche e delle contrapposizioni ideologiche che stanno accompagnando il dibattito pubblico sul tema dell’istruzione e dell’integrazione.
Il “botta e risposta” sulla scalinata del liceo pontino non fa che scoperchiare una realtà ben più complessa e gravosa: quella di una gestione dei flussi migratori strutturalmente fallimentare e priva di qualunque visione strategica.
Un fenomeno che sul territorio si riflette in modo evidente: in diverse scuole di Latina e provincia, infatti, la presenza di studenti d’origine straniera ha raggiunto percentuali tali da superare, in talune classi o complessi, la quota degli stessi alunni italiani. Una trasformazione demografica rapida che mette a dura prova la tenuta delle strutture didattiche.
Per anni l’accoglienza è stata affrontata con retorica e improvvisazione, scaricando sui territori e sulle istituzioni locali il peso di un’integrazione che esiste spesso solo sulla carta. A fare le spese di questo modello fuori controllo sono proprio le scuole pubbliche: trasformate in vere e proprie trincee dell’emergenza sociale.
Il risultato è un sistema scolastico sovraccarico e in sofferenza, dove la costante carenza di strumenti finisce per penalizzare tutti: da un lato rallenta i percorsi didattici degli studenti italiani, dall’altro trasforma l’inclusione degli alunni stranieri in una vuota illusione burocratica. Gli striscioni sui cancelli dei licei ne sono solo il sintomo più evidente: la conseguenza diretta di un fenomeno lasciato a se stesso, che genera inevitabili tensioni e disservizi a danno dell’intera collettività.





