Non si erano accorti che all’origine dell’occlusione intestinale per la quale era stato operato d’urgenza si nascondeva un tumore maligno. Un errore di valutazione e una grave carenza negli approfondimenti diagnostici che sono risultati fatali per un paziente, deceduto a distanza di pochi mesi dal ricovero. Per quella morte, avvenuta nell’estate del 2020, il Tribunale Civile di Latina ha condannato in primo grado la Asl pontina a risarcire i familiari della vittima con una somma complessiva di 850mila euro, a cui si aggiungeranno le spese legali e gli interessi maturati.
La vicenda e il calvario clinico
I fatti risalgono al maggio del 2020. L’uomo si era presentato al pronto soccorso dell’ospedale di Latina con una sintomatologia riconducibile a un’occlusione intestinale. Preso in carico dai medici, il paziente era stato sottoposto a un primo intervento chirurgico d’urgenza e, a distanza di venti giorni, a una seconda operazione.
In un primo momento il quadro clinico sembrava stabilizzato e il decorso post-operatorio procedeva in modo apparentemente regolare, tanto da far pensare che il pericolo fosse ormai scongiurato. Tuttavia, la situazione è precipitato nel giro di poco tempo: nel luglio dello stesso anno, dopo il trasferimento presso la struttura ospedaliera di Formia, l’uomo è deceduto per il rapido aggravarsi delle sue condizioni generali.
Le perizie e la sentenza del Tribunale
A fare luce sulla tragedia è stato il processo civile promosso dai familiari del paziente. Come emerso dalle perizie medico-legali disposte dal giudice della sezione civile Claudio Volpe, l’equipe medica che ha avuto in cura l’uomo non avrebbe eseguito gli approfondimenti diagnostici necessari per individuare la causa primaria che aveva scatenato l’occlusione.
I periti d’ufficio hanno accertato che, se fossero state condotte indagini strumentali mirate, la neoplasia sarebbe stata identificata e asportata tempestivamente. Ciò avrebbe garantito al paziente elevate probabilità di sopravvivenza.
Accogliendo le tesi dei periti e delle parti civili, il Tribunale di Latina ha riconosciuto la responsabilità della Asl per la mancata diagnosi, stabilendo il maxi-risarcimento a favore dei congiunti della vittima.







