Una domenica sera di marzo, il parcheggio di un supermercato qualunque. Poi le urla di una madre, un padre che insegue e blocca un uomo, un martello di gomma trovato addosso a chi cercava di allontanarsi. Sei mesi dopo, quella scena ha una sentenza e una versione dei fatti che resta, in parte, ancora contestata.
I fatti risalgono all’8 marzo scorso. Nel parcheggio del Carrefour di Piccarello, un cittadino aveva notato l’uomo aggirarsi tra le auto con fare sospetto e lo aveva invitato ad allontanarsi. Poco dopo si sarebbe avvicinato a un’auto dove, sul sedile posteriore, una donna teneva il figlio di cinque mesi. Ha aperto lo sportello e ha afferrato il seggiolino, cercando di tirarlo verso di sé. Le urla della madre hanno richiamato il padre e altri presenti, che lo hanno rincorso e bloccato fino all’arrivo della polizia.
Sulla dinamica esatta, però, le versioni non collimano del tutto. Davanti al giudice, con l’aiuto di un interprete, il 34enne ha negato di aver aperto l’auto o di aver preso in mano il bambino: secondo la sua ricostruzione, quella sera aveva bevuto un’intera bottiglia di Jack Daniels e, completamente ubriaco, si sarebbe semplicemente urtato contro la vettura. Una versione che la difesa ha usato per sostenere l’assenza di un vero intento di sequestro — tesi che il giudice, condannandolo, non ha accolto nella sostanza, pur riconoscendo una pena inferiore a quella chiesta dall’accusa.
Il gup del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, ha condannato con rito abbreviato a 5 anni di reclusione l’uomo, un iracheno di 34 anni, per tentato sequestro di persona. Il pubblico ministero Antonio Priamo aveva chiesto una pena più severa — un anno in più, oltre a una multa da 2mila euro. Gli avvocati difensori, Francesco Cossa e Teodora Gabrieli, avevano puntato su una linea diversa: nessun movente, nessuna reale intenzione di rapire, solo «disagio sociale» — le parole usate da Cossa per descrivere l’imputato.
Dietro la cronaca giudiziaria, una storia di arrivo complicata: originario di Mosul, l’uomo aveva raccontato al magistrato di essere arrivato in Europa attraverso la rotta balcanica, passando per Germania e Svizzera prima di fermarsi a Como. Da lì, saputo che nell’Agro Pontino si cercava manodopera per i campi, si era trasferito a Latina, dove viveva in un dormitorio. Nessun precedente penale a suo carico, prima di quella domenica sera. Oggi resta in carcere, dove si trovava già dal giorno del fermo.







