Si è conclusa con un arresto la drammatica vicenda che ha visto coinvolti un trentottenne sardo e una ragazzina di appena tredici anni residente nella provincia di Latina. Da quanto si apprende da fonti giornalistiche, l’uomo, attraverso un sistematico processo di manipolazione psicologica iniziato quando la vittima aveva dodici anni, era riuscito a soggiogarla completamente, trasformando i primi contatti virtuali in una serie di abusi reali.
L’operazione è nata da un’attività di monitoraggio del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Cagliari, attivato da una segnalazione su una presunta relazione tra l’adulto e la minorenne. Il successivo decreto di perquisizione emesso dalla Procura sarda ha portato al sequestro dei telefoni e dei supporti informatici di entrambi, un passaggio che si è rivelato decisivo per lo sviluppo delle indagini.
Dall’analisi dei dispositivi, affidata agli specialisti della Polizia Postale di Latina, è emerso uno scenario ben più grave rispetto all’iniziale scambio di materiale pedopornografico in rete. Gli agenti hanno infatti accertato che l’uomo si era spostato più volte dalla Sardegna al Lazio per incontrare segretamente l’adolescente. Gli incontri, avvenuti in una località mantenuta anonima a tutela della minore, si consumavano regolarmente nelle ore di assenza da scuola della vittima.
Il quadro probatorio, solido e supportato da riscontri oggettivi sui viaggi del trentottenne e da diverse testimonianze, ha fatto scattare la misura cautelare. Per la legge italiana, data l’età della vittima inferiore ai quattordici anni, i rapporti consumati e la produzione di materiale a sfondo sessuale integrano a tutti gli effetti il reato di violenza sessuale. L’arresto ha inoltre permesso di bloccare un imminente nuovo viaggio che l’indagato stava già organizzando per raggiungere nuovamente la ragazza.








